Stai consultando: 'I duelli mortali del Secolo XIX ', Iacopo Gelli

   

Pagina (193/312)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (193/312)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




I duelli mortali del Secolo XIX

Iacopo Gelli
Casa Editrice Libraria L. Battistelli, 1899, pagine 299

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   191»
   danno il povero Parrini, perchè le inesatte relazioni dei re-porters lo condussero innanzi tempo alla tomba.
   Il duello, nel quale il Parrini perdette la vita, si annota tra quelli che destarono una viva e profonda impressione nella stampa italiana, perchè alla maggioranza sembrava che la causa non fosse tale da giustificare un combattimento singolare; ma tutt'al più meritare l'indulgenza e la commiserazione della giustizia punitrice. E questo sentimento si propagò, forse più per 1' esito funesto dello scontro, che pel duello in sè stesso.
   Già si sa; l'offesa si sente in mille modi differenti, e non ha bisogno di dimostrazione il canone, confortato dall' esperienza, che nei duelli di qualunque specie, il caso, più che l'arte e la volontà, determina le conseg'uenze dello scontro. Superfluo, quindi, un maggiore esame, mentre torno al movente.
   Il Parrini , dunque, tratto in inganno, sembra, da imperfetti e non esatti rapporti, mandò alla Gazzetta ci' Italia, che lo pubblicò nel numero 196 (16 luglio 1884) il brano di corrispondenza, che segue testualmente :
   « Nel processo contro la Venturini oltre alla sua figura caratteristica di avventuriera e di traffatrice , d'un genio malefico pieno di acume e d'intelligenza, ne sono spiccate fuori altre due, quella di Eugenio De Witt e Alberto Schmidt.
   « Eugenio De Witt, figlio di un ricco banchiere di Livorno, ora domiciliato a Pisa, conobbe in epoca lontana la Venturini, se ne invaghi la tolse alla vita onesta e laboriosa, dandole a credere che sarebbe stata felice e le fece perdere la posizione d'istitutrice nella nobile famiglia Liscia. Questi son fatti. Vissero insieme pili o meno nascostamente ed ebbero un figlio, Mario, che ha ora circa 7 anni, un amore di bambino. Questa donna, facile alle passioni e dedita a sensazioni svariate, sembra che non si comportasse col De Witt come egli sperava : l'allontanò da sè e la fece esiliare da Livorno.
   « La Vittoria vagò, si dette in braccio a questo e a quello , e non paga delle sovvenzioni che il padre di suo tìglio le faceva ogni tanto, si decise di recarsi a Livorno col tìglio a fare una di quelle che si chiamano scenate.