127
28 agosto 1864. Lassalle. — È proprio vero che, quando il diavolo ci ficca le corna, tutto va a ruzzoloni.
Guardate il povero Lassalle, 1' eminente e mite socialista. Affranto, abbattuto nell' animo e nel fisico, riposa a Iligi Karlsbad per curare lo spirito e il coipo ed invece della pace, del benessere, della vita, vi trova l'inferno e la morte.
Il 20 luglio del 1864, mentre se ne stava tranquillamente scrivendo, gli annunziano la visita di ima giovane signora, che insiste per vederlo.
Lassalle, meravigliato, ordina di lasciarla passare. Agli occhi del celebre socialista appare una creatura bella tanto, cosi bella, che Lassalle ne rimane profondamente colpito. Era la giovane Elena von Donniges, figlia di una splendida donna giudea, imita in matrimonio al Donniges, diplomatico bavarese, residente nella Svizzera.
Elena von Donniges era tanto bella da non temere rivalità; ma era anche capricciosa e vana quanto bella, edera, l'ho detto, bellissima! L'ingegno aveva pronto; l'immaginazione in lei era fervida, lo spirito ella aveva imperioso. Precoce in tutto; all'età di dodici anni ne dimostrava diciannove; giovanissima ancora, quasi fanciulla, fu fidanzata ad un italiano di quarant'anni.
L'atmosfera, che nella fanciullezza e nella gioventù alimentò i polmoni di questa bella Elena, pare non fosse della più pura; certo, non contribuì a conservarle l'innocenza, che rende tanta ammirata e rispettata la vergine; ma in lei sviluppò tendenze civettuole e romantiche aspirazioni.
Lassalle aveva conosciuto la giovane nel 1862 a Berlino, in casa dei parenti della madre di Elena, e 11 seppe, che la bellissima von Donniges era stata fidanzata duo o tre volte e in quell'epoca (1862) lo era di bel nuovo ad un nobile vallacco — ancora studente — chiamato Riicowitz, descritto da Elena come un uomo piccolo, nero, bruttissimo, ma sfondatamente ricco! Oh, la ricchezza!...