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Novosiline affermò che, senza alcun dubbio, la madre sua avrebbe dato il suo consenso; ma il generale volle clic il conte glielo portasse in scritto. Allora Novosiline, dopo aver passato ancora qualche giorno presso Elisabetta, parti per Mosca allo scopo di ottenere l'assenso della madre.
La contessa Novosiline, vedova da più anni, esercitava sul figlio un dominio assoluto ; nè il suo carattere altero l'avrebbe giammai indotta a sacrificare alcun ehè ai pregiudizi di casta.
L'assenso fu negato recisamente, e perchè il figlio non si allontanasse da lei, la contessa lo costrinse a presentare le dimissioni dal grado militare.
Il giovane Novosiline chinò il capo e si rassegnò ai voleri della madre.
Passarono tre mesi tristissimi, ed Elisabetta rimase inutilmente nell'attesa della risposta promessa.
La giovanetta era in preda ad una ansietà profonda ; nell'impeto dell'amore s'era lasciata sorprendere, s'era.... dimenticata, ed il fallo stava per manifestarsi nella sua tremenda realtà agli occhi di tutti ! Presa dalla disperazione ; non potendo più nascondere la terribile verità, si fa animo, corre dal vecchio padre e, piangente a' suoi ginocchi, gli confessa il suo stato disgraziato.
Quel vegliardo non s'irritò; non minacciò; non mosse rimprovero alla povera fanciulla; tremante pel dolore e per l'emozione, la sollevò, la strinse tra le sue braccia e confuse il suo pianto con le lagrime della figlia.
Dato sfogo al primo dolore il generale consolò Elisabetta e scrisse al conte per ricordargli la promessa; ma il conte non si fece vivo. Allora il vegliardo mandò a chiamare il genero e i suoi cinque figli.
Allorché giunsero, il vecchio generale, con le lagrime agli occhi, li condusse da Elisabetta, che aveva dato alla luce un bambino, e mostrando loro la madre e il figlio :
— Ecco le vittime ; esclamò ; il seduttore si prende beffe di loro e di noi. Figliuoli, dovete vendicare vostra sorella; dovete vendicare il vostro nipote; dobbiamo lavare il nome nostro, o col sansrue, o con un matrimonio.