La Guerra Italo-Austriaca 1915-1919 di Paolo Pallavicini

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      mente meravigliosa, il ponte in legno

  • Pieris, lungo 510 metri, distrutto dagli austriaci e ricostruito in 20 giorni, lavorando anche di notte sempre bersagliati dal nemico.
          Alle volte cavalieri o ciclisti guadavano il fiume a nuoto, non curanti delle palle fischianti loro intorno, che piovevano nell'acqua e giunti dall'altra parte si slanciavano impavidi ad assolvere il compito loro affidato.
          Simile valore fu dimostrato da tutti i soldati indistintamente, provenienti da tutte le parti d'Italia, stretti da un unico patto, ansiosi di raggiungere il comune ideale e così dal Piemonte alla Sicilia, alla Sardegna si ebbe in ogni regione esempi continui, numerosi di eccezionale, sublime ardimento.
          * » *
          Gli austriaci però, nel frattempo ,se tentavano di resistere ostinatamente alla nostra avanzata dimostrando di possedere qualità militari e valore che sarebbe far torto non solo a loro ma anche ai nostri, il negare,' (non ci si saprebbe spiegare tante difficoltà, tanti eroismi, tanti sacrifici per battere un nemico inabile o vile) usarono però, a differenza dei nostri, sin dal principio mezzi sleali di lotta, che gettarono una incancellabile macchia sulla loro divisa, scoprendo subito la loro sinistra mentalità.
          I primi compiuti furono veri atti di brigantaggio. Ritirandosi incalzati dai nostri avevano lasciato nei paesi abbandonati degli emissari, uomini appartenenti alla "Landsturm" milizia territoriale, gendarmi, guardie forestali, travestiti e con armi e munizioni d'ordinanza. Erano pagati dal governo austriaco con premi di mille corone e più, coll'incarico di sparare qua e là, alle spalle delle nostre truppe, contro soldati isolati, contro ufficiali e contro le salmerie. Approfittando delle zone boscose, comode agli agguati, essi tiravano sui medici mentre curavano i feriti, i porta feriti e i feriti stessi. Lo scopo era evidente: quello di provocare da parte dei nostri delle rappresaglie contro le popolazioni nuove le quali in questi fatti non c'entravano per nulla, e di distruggere così le pacifiche intenzioni delle autorità e dei nuovi sudditi del regno nei loro reciproci rapporti.
          Uno di questi banditi sparò due revolverate, che fortunatamente andarono a vuoto, contro un nostro osser-
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    La Guerra Italo-Austriaca 1915-1919
    di Paolo Pallavicini
    Società Libraria Italiana New York
    1919 pagine 519

       

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