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Geografia e Geologia

L. De Marchi
Francesco Vallardi Milano, 1929, pagine 436

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a cura di Federico Adamoli

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   «ostinili, cultura, è vincolato al concetto di Stato, in quanto presuppone anche una aspirazione comune a ricostituirsi in unità statale, in Nazione.
   Benché si debbo riconoscere che gli Stati hanno origine puramente politica, è innegabile tuttavia che specialmente nel sec. XIX, si affermò la tendenza alla costituzione di Stati in corrispondenza a regioni naturali, aventi cioè una certa unità di costituzione o coerenza fìsica e confini in gran parte delineati da forme naturali (mari, monti, fiumi, zone paludose), o in corrispondenza ad aspirazioni nazionali.
   Quanto alla prima condizione basti citare il sorgere di Stati insulari, come 1 Inghilterra, il Giappone e l'Unione Australiana, e peninsulari come l'Italia, la Spagna e la Grecia. L'estendersi del grande impero russo su tutta la Siberia, degli Stati Uniti e del Canadà su quasi tutto il continente nord-americano, e fin dall'antichità quello della Cina su tutta la regione desertica retrostante, si spiega per la grande connessita e analogia delle regioni, costituenti vere unità naturali, suscettibili d'essere sfruttate da uno stesso popolo.
   Ma anche la Francia corrisponde a una regione che è naturalmente francese, ben delimitata da monti e mari, salvo che sul confine-orientale, e la stessa Germania, che sembra costituita da regioni eterogenee, di pianura uniforme a nord e di bacini montuosi a sud (che spiegano lo spezzettamento politico in piccoli stati fino al 1870), trova un nesso naturale fra le varie sue parti nel sistema di corsi fluviali paralleli e tutti navigabili che la percorrono da sud-est a nord-ovest, dalla Vistola al Reno. L'Impero austro-ungarico trova la ragione della sua esistenza secolare nell'unità del bacino del Danubio che riuniva regioni di natura e produttività diversissime, la Boemia mineraria, l'Ungheria agricola, e l'Austria prevalentemente alpina.
   Quanto alla seconda condizione è carattere del secolo XIX, in seguito all'affermarsi del terzo stato (borghesia) e alle guerre napoleoniche che risvegliarono lo spirito guerriero e la coscienza storica di molti popoli, da secoli aggiogati in stati dinastici, raffermarsi del principio di nazionalità,, secondo il quale una nazionalità che ha il senso della sua unità spirituale, ha la coscienza di un suo diritto a costituirsi in uno Stato nazionale, indipendente, in una Nazione.
   In base a questo principio sorsero gli Stati di Grecia e d'Italia, si affermò la parità dell'Ungheria all'Austria dominante, e si costituirono gli stati balcanici (Serbia, Bulgaria e Romenia). La guerra mondiale, sciogliendo l'unità dell'impero austro-ungarico, e diminuendo la potenza dei grandi imperi germanico e russo, costituì a Stati più o meno nazionali la Polonia, la Czeco-Slovacchia, la Jugoslavia, l'Albania, la Finlandia, l'Estonia, la Lettonia e la Lituania. Fu riconosciuta l'indipendenza all'Egitto, e larve d'indipendenza sotto i mandati della Francia e dell'Inghilterra acquistarono alcuni stati dell'Asia Occidentale (Siria, Arabia, Irak). Questo moltiplicarsi di individualità e lingue nazionali, se corrisponde a una idealità indiscutibile, rappresenta tuttavia un ulteriore frazionamento dell'umanità in gruppi contrastanti, e un indebolimento dell'Europa di fronte all'America inglese, compatta nella sua unità territoriale e linguistica, e di fronte all'inevitabile ricostituirsi del blocco russo-asiatico.