LINGUE
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epoche e nei luoghi di popolazione meno agglomerata, e meno civile, moltiplicate straordinariamente per succes'sive trasformazioni entro una stessa lingua, che veniva estendendosi a popolazioni sempre più numerose, costrette a disseminarsi in gruppi distinti anche a grandi distanze (p. es., lingue slave, lingue neolatine, dialetti). Molte lingue sono anche morte, per la sovrapposizione di altre, o per la intera scomparsa dei gruppi che le parlavano. È difficile dire quante sono le lingue' attualmente parlate, perchè non si sa ben distinguere le singole lingue dai rispettivi dialetti, ma con questi si contano certamente a migliaia. Esse costituiscono uno dei caratteri più discriminativi tra i gruppi umani.
La prima forma di scrittura pare sia stata quella figurativa in cui ogni oggetto era rappresentato dalla sua figura (geroglifici egiziani, scrittura cinese), ma, poiché questa era espressa da un suono, venne poco alla volta ad esprimere non più la cosa ma il suono, e andò quindi sempre più stilizzandosi e trasformandosi in scrittura sillabica ed alfabetica. Nacquero cosi gli alfabeti, anch'essi però di forma diversa, cosicché si conservano ancora molte forme diverse di scrittura (latina, greca, russa, gotica, araba, ecc.), che sono un'altra causa d'incomprensione fra popolo e popolo.
La lingua segue le vicende del popolo che la parla e la scrive: il suo espandersi in potenza territoriale, commerciale, culturale, e il suo decadere. Così la lingua greca ebbe una espansione nella regione mediterranea più in rapporto alla attività commerciale e all'alta coltura del popolo che in rapporto alla sua potenza territoriale, mentre la lingua romana si impose per la potenza del popolo; così più tardi la lingua italiana fu vasto strumento di commerci e di coltura, e poi la francese espressione di una potenza specialmente politica e letteraria, mentre la spagnola e l'inglese si espansero col-l'espandersi della loro potenza coloniale. Una lingua che ebbe vasto dominio, come la romana, può decadere col decadere del popolo che la impose, ma, se lungo e radicato fu il suo dominio, lascia un'impronta comune di affinità fra le lingue che risorgono nei vari paesi per il risorgere delle parlate locali. Così le lingue latine (italiano, francese, spagnolo, rumeno, dialetti romanzi e in parte l'inglese) conservano la parentela loro impressa dal dominio romano, e nei porti mediterranei è diffusa tuttora la lingua franca, ricordo del glorioso periodo dei nostri comuni marinari (Amalfi, Pisa, Venezia, Genova) nella quale prevale un italiano corretto dai linguaggi locali.