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LINGUE
di agire. Gruppi umani che usano la stessa lingua o lingue appartenenti a una stessa famiglia, pensano egualmente, mentre fra gruppi di lingue diverse vi è sempre un certo grado di incomprensione; molte parole di una lingua sono intraducibili in un'altra.
L'origine della diversità delle lingue è uno dei problemi più oscuri della scienza dell'uomo. Nell'ipotesi monogenetica dell'umanità si dovrebbe ammettere anche la derivazione di tutte le lingue da una lingua comune, e non mancano argomenti glottologici a sostegno anche della monogenesi delle lingue. Ma se è vero che molte di queste mostrano una tale affinità, specialmente nella radice di molte parole e nella grammatica, da far pensare a una derivazione comune, la logica di formazione di alcuni gruppi di lingue è così diversa da quella di altri gruppi, da far pensare a mentalità formulatrici affatto diverse, e quindi a un assoluto isolamento originario tra i gruppi umani che le crearono.
In alcune lingue ogni concetto è espresso da un suono isolato (lingue monosillabiche, cinese, indocinese, siamese, coreano, tibetano) e i rapporti fra i vari concetti dalla diversa posizione e modulazione dei suoni. Uno stesso monosillabo può avere significati vari ed esprimere quelle che per noi sono parti logicamente distinte del discorso (nome, aggettivo, verbo, avverbio, preposizione), secondo il modo con cui si pronuncia e la sua posizione tra gli altri.
A queste, che rappresentano il tipo più semplice, si collegano le lingue malesi e dell'Oceano Pacifico, che pure non hanno parti del discorso, ma in cui ogni radice, generalmente di due sillabe, è preceduta da un suono che ne definisce e precisa il significato (lingue bisillabiche). In un terzo gruppo (lingue agglutinanti) le parole risultano da. una radice invariabile avente un significato fìsso, ma alla quale si uniscono suffissi o prefissi, aventi pure di solito un significato proprio, formando così una parola composta che ha talvolta il significato di una intera frase (lingue dell'Asia settentrionale, mongola, turca, dei dravidi indiani, dei negri e degli indiani d'America).
Contrastano con queste le lingue flessive, alle quali appartengono la maggior parte delle lingue europee e altre, come il sanscrito e il persiano (lingue indo-europee), nelle quali le radici sono variabili e i suffissi sono lettere o gruppi di lettere non aventi significato per sè, ma che servono a dare alla radice un significato di relazione colle altre parole, trasformandole in entità grammaticali, o parti del discorso. E notevole che le lingue flessive sono proprie della razza bianca.
La lingua parlata in un gruppo umano isolato muta continuamente per successive alterazioni di pronunzia, di vocabo^ lario o di modi di dire, finché non venga fissata dalla scrittura e da regole che mantengono le forme e il significato tradizionali delle parole e delle loro flessioni (grammatica). Si comprende perciò come le parlate siansi, specialmente nelle