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Figli del popolo venuti in onore
Operetta storico-morale
Salvatore Muzi
Tipografia Scolastica di A. Vecco e Comp., 1867, pagine 216

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — 154 —
   — Di quo' giorni passò a Tèramo Giuseppe Regaldi, avvocato allora e poeta estemporaneo, professore oggidì fra i più insigni di storia e di letteratura. H Regaldi volle conoscere la giovane di cui tanto si parlava in paese ; e ravvisate in lei le qualità necessarie a bene improvvisare, consiglila a darsi interamente alla poesia estemporanea. Ed ecco la Giannina muover privatamente i primi passi per questo rischiosissimo aringo, e provarsi sopra temi che il maestro le andava via via proponendo. Ma qui un nuovo intoppo.
   — Zitti, udiamo!
   — Il De Martinis, eh' era tenerissimo della propria lingua, come 1' udiva pronunziare qualche vocabolo di incerta lega, la fermava in tronco per assicurarsi se era veramente oro di coppella.
   — Scusi, non capisco bene, disse Isidoro.
   — E il signor Teòtimo rispose: Avete ragione; mi spiegherò popolarmente. — Dico dunque che il Maestro quando udiva l'improwisatrice usar vocaboli che non parevangli di buona lingua, le troncava a mezzo gli improvvisi, e, curvo sul codice della favella, processava con comica fretta il vocabolo incriminato.
   — E anche qui non intendo netto.
   — Ecco la conclusione: il maestro le troncava gli improvvisi, e non consentiva che andasse più oltre, se prima non aveva veduto, col vocabolario alla mano, se la tale o tal altra parola si poteva usare con sicurezza.
   — E la Giannina? domandò il segretario.
   *