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— Di quo' giorni passò a Tèramo Giuseppe Regaldi, avvocato allora e poeta estemporaneo, professore oggidì fra i più insigni di storia e di letteratura. H Regaldi volle conoscere la giovane di cui tanto si parlava in paese ; e ravvisate in lei le qualità necessarie a bene improvvisare, consiglila a darsi interamente alla poesia estemporanea. Ed ecco la Giannina muover privatamente i primi passi per questo rischiosissimo aringo, e provarsi sopra temi che il maestro le andava via via proponendo. Ma qui un nuovo intoppo.
— Zitti, udiamo!
— Il De Martinis, eh' era tenerissimo della propria lingua, come 1' udiva pronunziare qualche vocabolo di incerta lega, la fermava in tronco per assicurarsi se era veramente oro di coppella.
— Scusi, non capisco bene, disse Isidoro.
— E il signor Teòtimo rispose: Avete ragione; mi spiegherò popolarmente. — Dico dunque che il Maestro quando udiva l'improwisatrice usar vocaboli che non parevangli di buona lingua, le troncava a mezzo gli improvvisi, e, curvo sul codice della favella, processava con comica fretta il vocabolo incriminato.
— E anche qui non intendo netto.
— Ecco la conclusione: il maestro le troncava gli improvvisi, e non consentiva che andasse più oltre, se prima non aveva veduto, col vocabolario alla mano, se la tale o tal altra parola si poteva usare con sicurezza.
— E la Giannina? domandò il segretario.
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