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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   1144
   Livido-Lo
   coli, per lo più munito di dieci tasti e di undici corde di minugia, di cui le due prime, cioè i cantini erano semplici, le altre nove doppie, cioè tre all'unisono e sei all'ottava in tutto venti. Il corpo n'era rifondato al di sotto, a guisa di testuggine; il manico assai largo avea la testa or ripiegata indietro ad angolo piuttosto forte, or formata come una chiocciola inversa. Armavasi anco di un numero maggiore od anche minore di corde, e i suoi bassi variano nell'accordatura secondo il Tuono in cui doveasi sonare; Inf. xxx, 49.
   Livido, dal lat. Uvidus, Che ha lividezza, che ha colore di lividezza; Inf. iii, 98; xix, 14; xxv, 84; xxxii, 34. Purg. xm, 9.
   Livio, Titus Livius, da Padova, quindi Patavinus, celebre storico romano, nato verso l'anno 60 a. C., morto l'anno 16 d. C., autore della grande opera Rerum romanorum ab urbe condita libri in 142 libri, dei quali 35 (i-x e xxi-xlv) sono giunti a noi, gli altri, conosciuti ancora nel medio evo, andarono smarriti o furono distrutti dal tempo. Cfr. Taine, Essai sur Tite-Live, 5a ediz., Parigi, 1888. Dante lo cita 17 volte nelle diverse sue opere : Inf. xxviii, 12. Conv. in, 11, 24; ìv, 5, 70. Vulg. El. n, 6, 67. Mon. n, 3, 23; II, 4, 23, 35, 48; il, 5, 54, 71, 78, 88, 91; li, 9, 47; il, 11, 25, 29, 43. Sul luogo Inf. ìv, 45 cfr. Lino.
   Livore, dal lat. livor, Lividore, Lividezza. 1. Trasl., Passione d'invidia; dai segni ch'ella lascia apparire nel volto di chi n'è malato ; Purg. xiv, 84. - 2. E riferito a tutti gli affetti contrari alla carità; Par. vii, 65.
   Lizio, cfr. Licio.
   Lo, scorcio dal lat. ilio, Articolo mascolino, che ha la medesima forza e serve a' medesimi casi e al medesimo numero che La articolo femminino. Si trova naturalmente in ogni pagina delle opere volgari di Dante. Notisi: 1. Lo si usa in oggi comunemente avanti alle voci comincianti di vocale, segnato per lo più con apostrofo; e disteso ed intero si scrive quando precede a voce principiata da S seguita da altra consonante. Invece appresso gli antichi, e così anche in Dante, si trova molte volte dinanzi a tutti i nomi senza veruna distinzione; Inf. i, 26, 84, 85, 87; li, 1, 13, 22, 23, 28. Purg. I, 12, 19, 107; il, 25, 56, 66. Par. I, 137, 142; il, 33, 48, 77, 81, 84, 87, 90, 92, 115, 127, e così infinite volte, specialmente davanti alle voci monosillabe. - 2. Dietro alla prep. Per è adoperato Lo, anzi che il; Purg. ix, 68. Par. i, 113; n, 143, ecc. - 3. Precedendo alle vocali prende la forma di L' ; Inf. il, 16, 84. Purg. I, 20, 97. Par. i, 15, 71, ecc. - 4. Talora si pone per maggior efficacia;