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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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Iscuotere-Isidoro
parecchi codd. : Tal, che faria beato pur descritto (descripto), cioè: In aspetto ed in atto sì divino, che, non pur a vederlo, ma soltanto descritto farebbe beato chiunque ne udisse o leggesse la descrizione. Sulle diverse lezioni del verso cfr. Barlow, Contrib., 183. Moore, Crit., 372 e seg. - I più antichi tirano via. Benv. : « Faria beato per iscritto, ne dum visus, sicut nunc ego vidi eum. » -Buti : « Parea beato per iscripto, cioè sì fatto era l'angiulo, che ben parea scritto per beato; cioè ben parea confermato in grazia com'elli era. » - An. Fior. : « Vuol dire che, non che quello angiolo fosse beato, ma addiscrivendolo parrebbe beato. »- Serrav.: « Ap-parebat beatus ex inscripto, idest ex ornamentis suis. Idest beatus esset, qui eum describere posset, nedum videre. » - Land. : « Parea iscritto, cioè confermato beato. »- Tal. :« Faceret beatum solum-modo ad describendum ipsum, nedum ad videndum ; talis erat ipse.»-Veìl.: « Chi lo vedeva leggeva in lui che era beato; tanta divinità, vuol inferire, che mostrava ne 1' aspetto. »- Dan.: « Mirando nel volto di lui, vi si avrebbe potuto leggere la beatitudine sua, come se egli ve la avesse avuta scritta. » - Vent. : « Mirando nel suo volto, vi si avrebbe potuto leggere la beatitudine. » - De Bom. : « Era tanto bello e maestoso quell'Angelo, che se potesse descriversi in rima faria beati gli ascoltanti. »- Ces.: « Parea beato per iscritto, egli è un dire che la beatitudine gli si leggeva nel volto, cioè si parea manifesta; essendo lo scrivere un de' modi più certi e chiari da aprire l'interno dell'animo.... Bello, non nego, è il concetto che dà un'altra lezione: Tal che faria beato pur descritto, nè saprei delle due a quale conceder la mano. »
Iscuotere, Scuotere; Inf. xiv, 42. Cfr. Scotere, Scuotere.
Iscnsare, Scusare ; Par. xiv, 137. Cfr. Scusare.
Isidoro, di Siviglia, Isidorus Hispalensis, nato a Cartagena nella Spagna verso il 560, eletto vescovo di Siviglia nel 600, morto il 4 aprile 636. Fu uno dei più dotti uomini del tempo, le cui opere (ottima ediz. per cura di Fausto Arevalo, 7 voi., Roma, 1791-1803) furono tenute in gran pregio nel medio evo. - « Isidorus natione Hi-spanus, Doctor egregius, ex nova Cartilagine, Severiano patre, Provinci» Duce, natus, a sanctis Episcopis Leandro Hispalensi, et Ful-gentio Carthaginensi, fratribus suis, pie et liberaliter educatus, Latinis, Grsecis et Hebraicis litteris, divinisque et humanis legibus instructus, omni scientiarum atque Christianarum virtutum genere prastantissimus evasit. Adhuc adolescens haeresim Arianam, quse gentem Gothorum Hispaniae latissime dominantem jam pridem invaserai tanta constantia palam oppugnavit, ut parum abfuerit, quin