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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
n»73
Io, anticamente Eo, abbrev. I' ed anche I, dal lat. ego, e questo dal gr. 'eyó>, che i Beoti dicevano so», Pron. denotante'la prima pers. sing. e masc. e femm. Ma dicendosi pers., intendesi anco la cosa che parla personificata. Occorre naturalmente nelle opere di Dante in ogni pagina e le forme variano e nei codd. e nelle ediz. Riproduciamo dal Tom.-Bell. - 1. Nell'it. abbondano gli Io, non perchè men parco il linguaggio che ai Gr. e ai Lat, (ed è vero in parte anche questo), ma per necessità di chiarezza; Inf. i, 132 (senza l'io non si saprebbe se prima o seconda o terza pers.); n, 64-66 (qui il primo Sia è di terza pers.; e sebbene il Mi denoti anche la prima, senza l'Io non sarebbe evidente); v, 141 (la desili, irregolare Morisse, tuttavia viva, farebbe più grave l'ambiguità); vi, 82 (potrebbe scambiarsi con la seconda); vi, 45.-2. Ma anche senza necessità estrema, segnatam. innanzi al v. Essere, premettesi e per evidenza e per sostener meglio il suono; Inf. iv, 6; xxix, 139.-3. Per meglio fermare il pensiero sulla pers. del parlante dalle altre, diventa spesso necessario il pron. Inf. li, 3; iv, 15; vi, 42; xxii, 103. Purg. in, 24; xx, 122; xxm, 116.-4. Anche ripetesi; Purg. vili, 56 (quand'anco Mostrava non rimanesse ambiguo senza l'Jo, languirebbe e il numero e il sentimento). - 5. Il Mi accanto all'Io è una specie di ripetizione, ma non oziosa; Purg. xxiv, 52; serve a determinare meglio la persona; Purg. xxvii, 101 ; dice l'intimo della persona; Inf. vili, 110 var. (io mi rimango, i più: ed io rimango); di uso non comune; Inf. xix, 88; nel seg. i due primi Mi, segni del rifi. il terzo cade qui;Inf. vi, 5, 6.-6. Più sovente, quando all'un verbo precede l'Io, il verbo seguente, massime se mantenga la medesima forma, fa senza il pron. Inf. iv, 2-5; xxm, 94; talvolta l'ometterlo dà speditezza efficace; Inf. iv, 120; vili, 36 (Io son un, o Io mi son un, qui contradirebbe al dispetto che mostra il dannato degli altri e di sè); x, 74 (Io m'era, non essendo richiesto dalla chiarezza, svierebbe il pensiero da Farinata, volgendolo ad altri). Nei seg. l'omissione fa il suono più imitativo; Inf. vi, 90; vili, 64. Nel principio del Poema, Inf. i, 2, dopo aver detto Mi ritrovai per una selva oscura (l'Io nel principio del Poema suonerebbe inconveniente, massime che trattasi di confessione), soggiunge Che la diritta via era smarrita, sottint. da me, Io avevo smarrito la via. E notasi per rammentare che un de' modi di risparmiare il pronome si è volgere il costrutto altrimenti. - 7. Omesso non il pronome, ma il verbo, come nella frase Ed io a lui (cioè Dissi, Risposi, e simili), Inf¦ l, 130: vili, 34, 37, e sovente, o anche semplicem. Ed io; Par. xxii, 11. -8. Nel principio del dire, quando non sia inconveniente per qualche speciale ragione, cominciasi sovente da io; Inf. ir, 70; Purg. in, 112: ix, 55; Xlil, 106, e sovente. - 9. I principi e simil gente dicono, o
68. — Enciclopedia dantesca.