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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Invito-Invocazione
   1071
   vo gli are; ed anche Richiedere, Pregare; Inf. vi, 59; xxx, 12!». l'ur/j xv, 30. Par. iv, 133; xiii, 36.
   Invito, dal lat. invitatus : 1. L'Invitare; Purg. xtl, 91 rar.; xvii, 61.-2. Parlare inviti cortesi alla mensa (l'amore, figurai, per Invitare con amorevoli parole ad opere di carità; Purg. xin, 27.-3. Starsi senza invito, per Essere non curato da tutti: Par. xi, 66, nel qual luogo il Poeta parla della Povertà volontaria, rimasa in dispregio dal tempo di Gesù Cristo sino a quello di S. Francesco d'Assisi.
   Invocare, dal lat. invocare, Chiamare, per lo più con preghiera e con desiderio; Par. xxm, 88.
   Invocazione, dal lat. invocatio, Azione e Atto dell'invocare, e Parole e Cerimonie con cui s'invoca. Invocazione, in poema, o altro canto, alla deità ispiratrice, da cui riconoscevano, quelli che il mondo riconosce per poeti più veri, il vigor della mente e della parola. Come in tutti gli altri Poemi classici, abbiamo anche nella Div. Coni, le solite invocazioni poetiche. Nella prima Cantica, Inf. il, 7-9, Dante invoca le Muse in generale e l'alto ingegno, probabilmente l'Ingegno ideale, o in genere (cfr. ingegno). E l'invocazione delle Muse in generale è ripetuta verso la fine della Cantica, Inf. xxxn, 10 e seg. Nella seconda Cantica il Poeta invoca nuovamente le nove Muse in generale, e specialmente Calliopea, la Musa della poesia epica; Purg. i, 7 e seg., e l'invocazione delle sacrosante Vergini, cioè delle Muse in generale, e particolarmente di Urania, quella delle nove Muse che presiede alle cose astronomiche e celesti, si ripete nel Paradiso terrestre, Purg. xxix, 37 e seg. Accingendosi a trattare di cose sublimi, celesti, egli invoca quella delle Muse che dal cielo ha il suo nome; ma siccome le Muse non vanno disgiunte, il Poeta invoca Urania che l'aiuti col suo coro, cioè con tutte le altre sue compagne. Nel principio della terza Cantica Dante invoca il buono Apollo, il quale si considerava Cóme una stessa cosa che il Sole (cfr. Serv. ad Aen. vi, 68. Macr., Sat. i, 19), che per il nostro Poeta è Dio stesso (cfr. Purg. vii, 26. Par. x, 53; xiv, 96. Conv. ili, 12, 39 e seg.), onde invoca il divino aiuto (Ep. Kani, 31) che chiama Apollo, seguitando in ciò « la testimonianza de' poeti, che ritraggono in parte alcuna lo modo de'Gentili e ne' sacri fi cj e nella loro fede» (Conv. il, 5, 34 e seg.). - Lati.: « Qui invoca l'aiutorio di Apollo, cioè di Dio. » - Petr. Dant.: « Invocando Apollinem, idest virtutem intellectivam circa co lesti». » -Cass.: « Intellectualis et speculativa scientia. » - Falso Bocc. : « Per appollo intendi ilsolc il quale eappellato idio ditutte lescicnzic. » -