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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   finito come « Quella virtù che ha più nobilitate; » Cam.: <¦ E' ni'incresce di me sì malamente, » v. 74; e come « La nobile parte dell'anima nostra, che di comune vocabolo Mente si può chiamare;» Conv. iv, 15, 80.- 2. E la Virtù che apprende, che percepisce l'universale, mentre il senso non percepisce che il singolare; Par. iv, 42. -3. Intelletto possibile (non passibile, come hanno alcuni testi). Pur;/. xxv, 66. Conv. iv, 21, 33, è per Dante, come per gli Scolastici in generale, una Intelligenza universale che si comunica all'anima senza farne parte e senza essere addetta a verun organo particolare del corpo. « Chiamasi questo intelletto possibile per esser in potenza d'infondersi in tutte le nature diverse de gli huomini, et operai-in essi la virtù sua; » Dan. - « Quandoque enim ponunt quatuor in-tellectus, scilicet intellectum agentem, possibilem, et in habitu, et adeptum: quorum quatuor intellectus agens et possibilis sunt di-versise potenti®, sicut et in omnibus est alia potentia activa et alia passiva; alia vero tria distinguuntur secundum tres status intellectus possibilis; qui quandoque est in potentia tantum: et sic di-citur possibilis; quandoque autem in actu primo, qui est scientia; et sic dicitur intellectus in habitu;- quandoque autem in actu se-cundo qui est considerare: et sic dicitur intellectus in actu sive intellectus adeptus; » Thom. Aq., Sum. th. I, lxxix, 10. Cfr. ibid. I, lxxvi, 1; I, Lxxxvii, 1; I, LXXXVIII, 1; I, il, I, 4, 5, ecc. Seguendo Aristotele, gli Scolastici peripatetici, e con loro, seguendo S. Tommaso, anche Dante, distinguevano nella potenza intellettuale dell'anima Vintelletto agente dall'intelletto possibile, il primo dei quali non fa che ricavare dalla percezione degli oggetti sensibili le idee astratte, che dicevano poi intelletto del possibile. « Nullus intellectus, » dicea lo Scoto (in IV dist. XLV qu. 1), « intelligit, nisi intellectus possibilis, quia agens non intelligit. » Cfr. Asson, Filosofìa di Dant. Al., p. 262. Palermo, S. Tomm., Aristot. e Dante, p. 20. Erdmann, Gesch. der Philosophie, i, 342, 363. Conti, Storia della Filosof. il, 208 e seg. Corti. Lips. ir, 503 e seg. - 4. Intelletto in alto; Purg. vi, 45. Par. iv, 125.-5. Limiti dell'intelletto umano; Par. xxvi, 46. Cam.: « Poscia ch'Amor del tutto m'ìia lasciato,» v.44,- 6. Suo perfezionamento; Purg. xvm, 17; xxviii, 81. Par. il, 109; v, 8.-7. Uomo d'intelletto (da sè, è sempre lode); Inf. il, 19; ix, 64.-8. Intelletto alto e sottile, per Grande, Profondo intelletto; Cam.: «Quantunque volte, ahi lasso! mi rimembra, » v. 25.-9. Infermità dell'intelletto; Cam.: « Amor che nella mente mi ragiona, » v. 4. - 10. Differenza dagli enti non ragionevoli: Par. I, 120.-11. Distinguevasi, così indigrosso, lo spirito umano: Memoria, intelletto e volontà; ma più frequente e nell'uso comune e nello scientifico era la distinzione tra la Volontà e l'Intelletto.