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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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Integro, dal lat. integer, Compito nella totalità; Inf. vii, 126.
Intelletto, dal lat. intellectus, Potenza dell'anima, colla quale l'uomo è atto a conoscere le correlazioni delle idee, e quelle che le idee hanno coi fatti. Zanott., FU. Mor. iv, 1 (ap. Tom.-Bell.)-. « Intelletto è quella potenza che riguarda le cose in quanto sono da conoscersi; che è lo stesso che dire in quanto sono vere: siccome la volontà è quella potenza che riguarda le cose in quanto son da volersi ; che è lo stesso che dire, in quanto son buone. » - Rosm. (ibid.): « Intelletto è la facoltà del vero, e propriamente la facoltà delle idee. Da molti filosofi fu confuso col senso; e dal Reid e dallo Steward coli'immaginazione. Secondo Aristotile è la potenza ordinata a trar dai sensi le idee, le quali egli distingue da essi solo per l'oggetto; ed ha la facoltà di estrarre gli universali dai particolari. Errore di lui nel non distinguere accuratamente l'operare del senso da quello dell' intelletto. Come spieghi S. Tommaso il detto Niente va nell'intelletto che non venga dal senso; come il Leibnizio. La sua vera spiegazione è che tutto ciò che v'ha di materiale nella cognizione è dato dal senso. L'intelletto non pone la sua idea come tale nella cosa, ma dell'idea che possiede si serve per conoscerla. Somministra il predicato al giudizio : è quindi una facoltà distinta dalla ragione. Percepisce le cose nella loro essenza. Come s'intenda il detto degli Scolastici che l'intelletto percepisce i singolari per quamdam reflexionem. Se, e quando, conosca il proprio atto. Colla sua parte più elevata è fuori del tempo, ecc. » (cfr. Tomm.-Bell., II, n, 1590, 3). Secondo gli Scolastici, Intelletto è la facoltà conoscitiva, che ha per obietto l'ente. Intellectus agens dicesi l'intelletto istesso, in quanto produce la specie impressa per giovarsene a produrre quella espressa. Intellectus patiens, passivus, o passibilis denominano l' intelletto, in quanto riceve le specie impresse, prima di formarne la cognizione, e dicesi pure intellectus possibilis perchè ha potenza di ricevere le specie di tutte le cose. Intellectus speculativus o theoreticus, che si ferma nel contemplare 1' obietto. Intellectus practicus è quello che applica la cognizione all'opera (Diz. Tomistico e Scolastico, 84. s. v. Intellectus).
La voce intelletto occorre sovente nelle opere di Dante. Notisi anche qui, come tante volte, simmetria veramente stupenda. Nella Div. Com. questa voce è adoperata 30 volte, cioè 6 nelYInf. (li, 19; ili, 18; ix, 61; x, 104; xi, 100; xv, 28), 12 nel Purg. (iv, 75; v, 113; Vi, 45; xiv, 23; xviii, 17, 55; xxil, 129; xxiv, 51 ; xxv, 65; xxvm,81; xxxiii, 48, 73) e 12 volte nel Par. (i, 8, 120; il, 109; IV, 42, 125; v, 8; vili, 109; xiit, 120; xv, 45; xxvi, 37, 46; xxviii, 108). 1. De-