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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   992 Ildebrandino
   Dante's Verbaunung, Strassburgo, 1882, p. 227-54. L'Epistola fu pubblicata la prima volta nel volume : Ambrosius Traversare, Latince epistola; adcedit eiusdeni Ambrosii vita in qua historia Ut-ter aria fiorentina ab anno MCXCII usque ad annum MCCCCXL ex monumentis potissimum nondum editis deducta est a Laurentio Mehus, Fir., 1759, II, cccxxi e seg., quindi ristampata e tradotta più volte (Dionisi, Preparai. istor. e crit. ir, 209-17. Troya, Veltro alleg. di D., 2C2-14. Muzzi, Tre epist. lat. di D., Prato, 1845, p. 36-54. Balbo, lib. n, c. 6). Cfr. Troya, Veltro alleg. de' Ghibellini, 357-66, 409-30. Centofanti negli Studi ined. su Dante Al., Firenze, 1846, p. 1-19. Branchi, Sopra alcune particolarità della vita di D., 5-10. Witte, Dante-Forsch., p. 49 e 481. Scartazzini, Dante in Germ. il, 308-16. Il Centofanti, 1. c., 17 e seg.: « Probabilmente mariana impostura ebbe il suo nascimento quando tutti gli spiriti erano intenti allo studio delle lettere greche e latine, e alla rinnovazione della sapienza classica. La bellissima lingua nostra fu creduta un insufficiente ed ignobile strumento dell'umano pensiero in quella letteraria repubblica, dove tutte le imparate dottrine suonavano così altamente nell'idioma degli antichi maestri: e non mancarono neppure al sommo Allighieri i suoi detrattori. Hcec autem obrectato-rum de Dante opinio profluxit, dice il Mehus nella vita di Ambrogio Traversari, ab inliterato, seu mavis italico, quo usus est, sermone. E se ben si osserva la lettera del vero o supposto frate, troveremo che ella principalmente discorre le ragioni, per le quali Dante volle fare interprete di tanta sapienza, quanta è nel divino poema, non il latino, ma l'idioma volgare; onde lo direste quasi evocato a difendere il suo divisamento con l'autorità della sua poderosa parola. Il quale, tuttavia vivendo, non solo dovè combattere contro la stolta ignavia dei principi e dei signori, ma contro questo pedantesco fastidio dei dotti, e gustarsi i lamenti che ne mosse Giovanni di Virgilio in una sua egloga. Adunque, ove non basti a spiegare l'origine di questa lettera il divisamento di accreditare con l'amicizia, con la voce e con la preghiera stessa di Dante che le domanda, quelle ilariane note, non so s'io mi dica fortunatamente o sventuratamente ignorate, o perdute, o non fatte, ecco ritrovato un altro probabile intendimento, col quale forse fu concepita e partorita al mondo la filologica chimera. »
   Ildebrandino, Ildebrandinus Paduanus, poeta volgare del sec. XIII, celebrato da Dante, ma del quale non ci rimangono che due Sonetti, pubblicati dall'Allacci; Vulg. FI. i, 14, 31. Cfr. Quadrio, ii, 162. Crescimbeni, II, ir, 25; ni, 30. Tiraboschi, iv, 413 e seg. Ant. Tolomei, in Dante e Padova, 312-18.