Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L', Giovanni Andrea Scartazzini

   

Pagina (1001/1180)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (1001/1180)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Iguale-Ilario
   091
   Iguale, dal lat. aqualis, Eguale. Di solito dove alcuni lesti hanno iguale altri leggono eguale; così Purg. vili, 108; xv, 20; xxvn, 120. Par. xxxi, 129. Iguali è lezione connine a tutti i testi nel luogo Par. xv, 77; cfr. eguale, egualità.
   Tonalmente, dal lat. aqualiter, Lo stesso che Egualmente; Purg. xxix, 11. Par. iv, 5; xxxii, 30; xxxm, 120, 114°
   II, dall'adiettivo lat. ille, per via di apocope, Articolo del genere maschile e del numero singolare, che nel plurale fa I, ed usasi dinanzi a nomi non comincianti per vocale, nè per S impura, nè per Z, sebbene, rispetto a queste consonanti, e specialmente alla seconda, si trovino esempj in contrario. È naturalmente adoperato nella Div. Corri, e nelle opere volgari di Dante più volte ad ogni pagina; Inf. i, 15, 28, 30, 35, 38, 56, 60, 71, 75, 77, 83, 85, 99, 101, ecc.
   Il, dal lat. ille per via d'apocope, Pronome di genere maschile e di terza persona, che nel plur. fa I, affatto caduto dall'uso, valendoci in luogo suo di Gli o Li, plur. di Lo. Tale pronome usasi a denotare l'oggetto del verbo riferente una persona, od una cosa, ed è proprio del nobile linguaggio. Occorre sovente nelle opere di Dante, come Inf. n, 33, 107; v, 110; vili, 9, 64, ecc. - 1. Denotante l'oggetto riferente un concetto; Inf. n, 31; xxv, 48 a. - 2. In tale significato talora è disgiunto dal proprio verbo, mediante una particella pronominale; Inf. xxv, 48 6.-3. Il si compone con le particelle pronominali Me, Te, Se, Ce, Ne, Ve, col pronome Gli, e con la negativa Non, facendosi Mei, Tel, Sei, Cel, Nel, Vel, Gliel e Noi; Inf. vii, 126; x, 44. Par. i, 58, ecc.
   Ilario, frate, o priore, del monistero di Santa Croce del Corvo sul Monte Caprione, fondato da Pipino vescovo di Luni nel 1176. Lo dicono amico di Uguccione della Faggiuola. Va sotto il suo nome una lettera latina indirizzata ad Uguccione, secondo la quale Dante, viaggiando nel 1309 alla volta di Parigi, avrebbe visitato il monastero di Santa Croce e consegnato ad esso frate Ilario un volume contenente la prima Cantica della Div. Covi., pregandolo che, dopo avervi apposto alcune glosse, lo volesse far pervenire ad Uguccione della Faggiuola, a cui intendeva egli di dedicarlo. E frate Ilario gliel promise, ed in breve adempiè la promessa. Questa famosa lettera, conosciuta sotto il nome di Epistola Ilariana, pecca così enormemente di anacronismi ed improbabilità, che oggimai nessun uomo sensato la crede più autentica. L'ultimo, infelice, tentativo di difenderne l'autenticità fu fatto dallo Sciikffer-Iìokmiohst,