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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Guido
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Dante quello che egli sapeva che Dante a Ini dovea domandare, cioè che seco gli piacesse di dover essere. Concorrendo adunche i due voleri a uno medesimo fine, e del domandatore, e piacendo sommamente a Dante la liberalità del nobile cavaliere, e d'altra parte il bisogno strignendolo: sanza aspettare più inviti che'1 primo, so n'andò a Ravenna, dove onorevolmente dal signore di quella ricevuto, e con piacevoli conforti risuscitata la caduta speranza, copiosamente le cose opportune donandogli, in quella seco per più anni il tenne, anzi insino all'ultimo della vita di lui. » E, dopo aver raccontato la morte di Dante, il Certaldese continua: « Fece il magnanimo cavaliere (Guido Novello) il morto corpo di Dante di ornamenti poetici sopra uno funebre letto adornare ; e quello fatto portare sopra gli omeri de' suoi cittadini più solenni, insino al luogo de' Frati Minori in Ravenna, con quello onore che a sì fatto corpo degno estimava: infino quivi quasi con pubblico pianto seguitolo, in un'arca lapidea, nella quale ancora giace, il fece porre. E tornato alla casa nella quale Dante era prima abitato, secondo il ravignano costume, esso medesimo sì a commendazione dell'alta scienzia e della virtù del defunto, e sì a consolazione dei suoi amici, i quali egli avea in amarissima vita lasciati, fece uno ornato e lungo sermone; disposto, se lo stato e la vita fossero durati, di sì egregia sepoltura onorarlo, che se mai alcuno altro suo merito non lo avesse memorevole renduto a'futuri, quella l'avrebbe fatto. » Le vicende impedirono a Guido di far costruire alla salma del Poeta l'egregia sepoltura ch'egli avea ideata. Nello scorcio di marzo del 1322 Guido andò a Bologna come Capitano del Popolo, il quale ufficio cessando, Guido sarebbe tornato a Ravenna; ma il 20 settembre 1322 Ostasio suo cugino s'impossessò a tradimento della città, vani riuscirono i tentativi di Guido di ricuperarla, onde dovette ritornarsene a Bologna, dove morì nel 1330. Sopra Guido Novello cfr. Ricci, L'ultimo rifugio di D. Al., Mil., 1891, 1-186 e altrove passim.
XVII. Guido da Prata, personaggio ricordato con lode Purg. xiv, 104, del resto ignoto. - Lan. : « Fu probissima persona e fu forlivese. »- Ott. ;« Ugolino d'Azzo fu di Faenza, e Guido da Prata fu d'uno castello, detto Prata, del contado intra Faenza e Forlì, li quali di basso luogo nati si trassero a tanta orrevolezza di vivere, che abbandonati li luoghi di loro nativitade, conversarono continuo con gli predetti nobili. » - Petr. Dant., Cass., Falso Bocc., ecc., non ne dicono nulla. - Benv. : « Iste Guido fuit alius virprobus de una villa, qua; dicitur Prata, in eisdem partibus (cioè nella Romagna), homo magni valoris qui familiariter vixerat cum isto de Ubaldinis. » -Buti: « Guido da Prata da Forlì et Ugolino d'Azzo da Faenza funno valorosissimi gentili omini. » - An. Fior.: « Fu cittadino di Forlì.
62. — Enciclopedia dantesca.