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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Guido
   1)75
   di Cornovaglia, posto da Dante nel primo girone del settimo cerchio, Inf. xii, 118 e seg. Fatto prigione nel 1287, nella battaglia navale detta dei Conti, fini i suoi giorni nelle carceri di Messina. Il fatto, al quale Dante allude, avvenuto nel 1272 a Viterbo « sotto la guardia del re Carlo, » è così raccontato dal Vili,., vii, 39: « Essendo Arrigo fratello d'Adoardo figliuolo del re Ricciardo d'Inghilterra in una chiesa alla messa, celebrandosi a quell'ora il sacrificio del corpo di Cristo, Guido conte di Monforte, il quale era per lo re Carlo vicario in Toscana, non guardando reverenza di Dio nò del re Carlo suo signore, uccise di sua mano con uno stocco il detto Arrigo per vendetta del conte Simone di Monforte suo padre morto a sua colpa per lo re d'Inghilterra.... La corte si turbò forte dando di ciò grande riprensione al re Carlo, che ciò non dovea sofferire, se l'avesse saputo, e se non lo sapeva non lo doveva lasciare scampare senza vendetta. Ma il detto conte Guido provveduto di compagnia di gente d'arme a cavallo e a piè, non solamente gli bastò d'avere fatto il detto omicidio; perchè uno cavaliere il domandò, che egli avea fatto : e egli rispose '.fai fait ma vangeance : e quello cavaliere disse: comment? votre pere fut traine ; incontanente tornò nella chiesa e prese Arrigo per gli capelli, e così morto il tranò infino fuori della chiesa villanamente; e fatto il detto sacrilegio, e omicidio si partì di Viterbo, e andonne sano e salvo in Maremma, nelle terre del conte Rosso suo suocero. » Cfr. Ptol. Lue. in Murat., Script, xi, 1164, 1195 e seg. P. Rotondi, Guido di Monfort, una pagina del secolo di Dante, nel Giornale del Centenario di D. Al., p. 398 e seg. Fkrkaz., v, 323 e seg.
   XV. Guido da Montefeltro, l'uom d'arme, fattosi poi cordigliero, del quale Dante racconta la vita, Inf. xxvn, 67 e seg. Fu uno dei più illustri capitani del secolo XIII, «il più sagace e il più sottile uomo che a quei tempi fosse in Italia; » Vii-l., vii, 80. Nel 1274 fu fatto Capitano di guerra dei Ghibellini di Romagna, ossia del partito dei Lambertazzi, « Capitaneus Generalis totius Romandiohu prò parte Lnmbertatiorum, » Murat., Script, xxii, 137; cfr. Vn.i... Vii, 44. Il 13 giugno 1275 diede ai Guelfi e Bolognesi capitanati da un Malatesta da Venucchio la famosa sconfitta al ponte a san Procolo, dove perirono quasi settemila Guelfi e quattromila furono fatti prigionieri (cfr. Vill., vii, 48. Murat., Script, ix, 110, 788; xviii, 125, 286 e seg.; xsn, 136 e seg.). Nel settembre dello stesso sconfìsse il Malatesta a Reversano, « quod est supra Cnssen.nn per tria milliaria» (Murat., Script, xxii, 188) e si rese padrone di Cesena (Murat., Script, xiv, 1104). L'anno seguente, essendo « invictus Capitaneus Communis Forlivii et generalis guerra prò parte lieti Com-munis» (Murat., Script, xxn. I li), assediò e s'impadronì di 1U-gnacavallo (ibid., 139). Nel 1282 sconfisse Giovanni de Appi», detto