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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Guglielmo
   967
   Stato era composto delle città di Acqui ed Alba, e dei borghi ili Occimiano, Trino, Chivasso, Moncalvo e Pontestura. Nei suoi tempi le città libere della Lombardia, stanche delle interminabili discordie intestine, incominciavano a disgustarsi della loro autonomia, e Guglielmo seppe approfittare di tale disposizione degli animi per sottomettersi Vercelli, Ivrea, e parecchie altre città, rimaste sino a' suoi giorni indipendenti. Nel 1274 strinse alleanza con Carlo d'Angiò, al quale schiuse la via per venire in Italia; ma quando Carlo, dopo aver conquistato il regno di Napoli, volle assoggettarsi eziandio la Lombardia, Guglielmo vi si oppose, e, di concerto colle repubbliche di Genova, Pavia ed Asti, assalì le guarnigioni lasciate da Carlo in Piemonte, le discacciò e si fece riconoscere capitano e signore delle città di Pavia, Novara, Torino, Alba, Ivrea, Alessandria e Tortona. Sposò nel 1257 Isabella, figlia di Riccardo conte di Glocester, morta la quale sposò nel 1271 Beatrice, figlia di Alfonso X re di Castiglia. Poco appresso venne eletto vicario imperiale in Italia. Nel 1284 diede sua figlia Jolanda, che i Greci chiamarono poi Irene, in moglie ad Andronico Paleologo, Imperatore di Costantinopoli (cfr. Murat., Script, vili, 1164 e seg.). Essendo egli vicario imperiale, e per conseguenza capo dei Ghibellini, le città guelfe d'Italia si collegarono contro di lui. Nel 1290 la repubblica di Asti procurò di ritorgli Alessandria, e suscitò in questa città una ribellione. Avutone sentore, Guglielmo vi accorse per sedarla e fare le sue vendette. Ma il popolo tutto levossi in piè fieramente, fece impeto contro il marchese, il quale fu fatto prigioniero con tutti i suoi provvisionati adì 8 settembre 1290. L'infelice marchese venne chiuso in una gabbia di ferro sotto buone guardie, nella quale barbarica carcere stette languendo sino alla sua morte, avvenuta il 13 febbraio 1292, ludibrio di un volgo, che poco prima gli tremava dinanzi. Gli Alessandrini « dubitantes, ne ficta esset ejus mors, non antea permise-runtauferre corpus ut sepeliretur, quam guttis lardi aeetiam plumbi liquefacti non probassent, utrum vere mortuus esset; et cofnitus quod mortuus esset, ex suis scripturis omnia nomina illorum de Monteferrato deleverunt; et sepultus est in Lucedio ; » Mukat., Script. xi, 168 e seg. Cfr. ibid. vili, 1164 e seg.; ix, 595 e seg.: xi, 166 e seg. Loria, 53 e seg. Dante lo pose nella Valle fiorente. Purg. vii, 134, e lo loda di liberalità, Conv. iv, 11, 92. - Lan.-. « Questi fu lo marchese Guglielmo di Monferrato, il quale fu preso dalli Alessandrini suoi sudditi, e morìo in prigione; per la qual morte poi tutta quella contrada è stata in briga e in guerra, della quale si piange e in Monferrato e nello Canavese distretto. » - Petr. Dant.: « Raptus ab Alexandrinis mortuus est in eorum carcere: ex quo magna guerra fuit postea, et cujus mortem liomines de M-n-