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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Guardiano
   verno, ed altresì Protezione, e simili. Figuratam. detto di Dio e della Vergine; Par. xxxiii, 37. - 3. E per Difesa, Riparo, Presidio, Protezione, detto sia di persone, sia di cose, e riferito così all'une come all'altre; Inf. xviii, 10.-4. E figuratam. Purg. in, 129.-5. E per Persona, cui è affidata, commessa la vigilanza e custodia di checchessia; anche figuratam. Purg. xxxii, 95.-6. Far guardia, vale Guardare, Custodire, checchessia, Vegliare alla sua custodia; Inf. x, 9. - 7. Prender guardia di checchessia, vale Guardarsene, Riguardarsene, Star vigilante, guardingo, cauto, rispetto ad esso, a fine di non incorrere in pericoli, danni, e simili; Conv. iv, 12, 15.
   Guardiano, Chi ha il carico di guardare, di vigilare, di custodire, cose, persone o luoghi, Chi gli ha a guardia; Guardia, Custode, e simili. La voce non si trova nella Div. Com. Vi si trovano invece i Guardiani.
   I. Guardiani dell'Inferno. La porta dell'Inferno è sempre aperta; vi può entrare chi vuole senza impedimento di sorta; nessun guardiano gli chiede il passaporto. Anche all'entrata di Dante, anima viva, nessuno si oppone. Anche la landa circolare, tetra dimora de-gl'ignavi, è priva di guardiani. Tutti gli altri cerchi dell'Inferno dantesco hanno ognuno il suo guardiano o custode. Questi guardiani infernali appartengono in generale alla mitologia classica, conformemente al concetto del cristianesimo antico e medioevale, che le divinità pagane non fossero in realtà che demoni, concetto espresso già dall'apostolo S. Paolo (I ad Corinth. x, 20: « Quse immolant gentes, Daemoniis immolant, et non Deo »). Il custode del I cerchio, ossia del Limbo, è Caronte, il demonio dagli occhi di bragia, il quale sulle prime si oppone al tragitto di Dante. Gli altri custodi sono: Cerchio II, Minosse, il giudice dei peccatori; III, Cerbero, il gran verme, simbolo dell'avidità; IV, Pluto, il dio dell'oro e dell'argento; V, Flegiàs, il prototipo dell'iracondia; VI, I demoni sulla porta di Dite e le tre Furie; VII, Il Minotauro, secondato nel primo girone dai Centauri, nel secondo dalle Arpie e dalle Cagne dilaniatrici; Vili, Gerione, la sozza immagine di frode, i demoni cornuti nella prima, i diavoli con roncigli nella quinta, e il diavolo colla spada nella nona bolgia; IX, I giganti. L'uffizio delle Arpie, delle Cagne, dei Demoni cornuti, dei Diavoli coi roncigli e di quel Diavolo con la spada (personaggi che soltanto indirettamente sono da porsi tra' guardiani dei Cerchi infernali), è quello di tormentare i peccatori della relativa regione. L'uffizio degli altri, dei guardiani propriamente detti, non è il tormentare, e non è nemmeno l'impedire la fuga dei dannati, i quali non pensano a fuggire dall'Inferno; il loro uffizio è invece di impedire che