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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   918 Giudi
   vii, 47; xxix, 102. Conv. n, 5, 47; n, 9, 52; iv, 28, 58, 60. Mon. ìli, 18, 30; ni, 15, 21.
   Griiuli, antica e nobile famiglia fiorentina; Par. xvi, 123. -« Erano i Giudi signori di Galigarza nel contado Fiorentino allorquando vennero a città, e di nazione e di sangue erano gentilissimi. Le case loro e le loro torri, che aveano munitissime, stavano in parte nel Borgo dei SS. Apostoli, e colle loro abitazioni teneano insino allato alla chiesa di S. Maria sopra Porta, ed ivi d'appresso inverso Terma. Primo ad ottenere l'onore del consolato fu Baldovino d'Ugone di Giuda nel 1176, il quale ricevè dal Comune di Siena la donazione di una metà del castello di Poggibonsi; instrumento a cui fu presente Borgondione di lui fratello. Ranieri ed Ugo di Baldovino conseguirono anch'essi la dignità consolare; l'uno nel 1197, l'altro nel 1204. Furono poi i Giudi tra i caporioni dei ghibellini quando si divise Firenze per le maledette ire di parte: e dalle loro torri combatterono contro i Buondelmonti e i Giando-nati. Cacciati dalla città nel 1258, vi ritornarono nel 1260 dopo di avere combattuto e vinto a Monteaperti; ma nel 1268, prostrata la parte ghibellina per le patite sconfìtte, convenne ai Giudi di andare nuovamente in esilio. Nel famoso libro del Chiodo leggonsi dichiarati ribelli, senza speranza di perdono o di mitigazioni di pena, Migliaccio, Bianco, Giudino e Nanni di Chiarino con i fratelli ed i figli; Porcellino e tutti i discendenti di Neri il vecchio, Ghino, Chianuzzo, Gerardo e Fese di messer Giuda di Baldovino; Schiatta, Notìo, Lotto e Gaidiferri di messer Ranieri coi figli loro; messer Firenze coi figli; messer Iacopello co' figli; Baldovino di Arnolfo; e tutti, infine, quei che vivevano di tale agnazione. Nè la pace del 1280 che riportò in patria tanti esuli fu per essi benigna; avvegnaché si volle in quell'atto ratificata la loro condanna; e più specialmente contro Meo di messer Firenze e Giudino di messer Gianni eh' eransi mostrati ostili contro la patria. Non occorre dire che nel 1282 furono dichiarati Magnati; che nel 1293 furono esclusi dalle Magistrature; che la riforma del 1311 non volle migliorate le loro condizioni. Prostrati i Giudi per tante sventure e ridotti a povertà, vollero tentare di dischiudersi la via delle Magistrature, dopo che il popolo ebbe per sempre depressi i Magnati: e perciò profittando dei mezzi che ne davano le leggi, Ser Piero, Gherardo e Bindo di Nozzo coi loro figli, chiesero ed ottennero il 9 ottobre 1361 di mutare lo stemma e il cognome, e di potersi per l'avvenire appellare dei Nozzi. Ma a nulla giovò ad essi una tanta viltà, perchè se riuscirono a conseguire di essere squittinati, non poterono per altro giammai ottenere veruna Magistratura. Povera ed oscura sussistè