Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L', Giovanni Andrea Scartazzini

   

Pagina (912/1180)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (912/1180)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   902
   Sole, dicendolo dotato di spirito profetico, Par. xii, 140 e seg. Infatti gli si attribuirono parecchie profezie, come che da Costanza sarebbe nato il più fiero nemico della Chiesa (Federico II), che Gerusalemme sarebbe espugnata dagl'Infedeli, che il figlio di Tancredi sarebbe ucciso, spegnendosi con lui la casa normanna, ecc. Le sue opere (l'autenticità delle quali non è però al disopra di ogni dubbio, cfr. Preger, Das Evangelium ceternum und Joachim von Floris, Monaco, 1874) sono: Divini vatis Joach. liber concordia; novi ac veteris test., Ven., 1519. Expositio Apocal., Yen., 1527. Psalterium decem chordarum, Yen., 1527. Interpretatio in Hieremiam, Venezia, 1525. Scriptum super Esaiam, Ven., 1517. Frate Gherardino di Borgo S. Donnino pubblicò nel 1524 a Parigi un Introductorius in evangelium ceternum, cioè una Introduzione alle opere di Gioacchino, della quale non ci restano che alcuni estratti. L'Evangelium ceternum dell' Apocalisse (xiv, 0) si disse da quindi innanzi essere per l'appunto quello annunziato da Gioacchino, anzi, gli stessi suoi scritti si chiamarono Evangelium ceternum. Le biografie di Gioacchino dettate dai suoi contemporanei Iacobus Grcecus Syllaneus e Gregorius de Lauro si trovano negli Ada Sanctorum, maggio, vii, 89-143. Cfr. Gervaise, Histoire de VAbbé Joachim surnommé le Prophet, 2 voi., Parigi, 1745. C. U. Hahn, Geschichte der Ketzer im MittelalUr, ili, 72-175 e 259-346, dove si trovano pure copiosi estratti nelle opere di Gioacchino. Renan, Joachim de Flore et VEvangile éternel, nella Revue des deux mondes, 1866, p. 94-142. Reuter, Geschichte der Aufklàrung im Mittelalter, il, 191-218 e 356-371. Fel. Tocco, L'Eresia nel Medio evo, Fir., 1884, lib. il. S. de Chiara, Dante e la Calabria, Cosenza, 1894, p. 57-66. Com. IAps. m, 333 e seg.
   Giocasta e Jocasta, lat. Jocasta, gr. 'Ioxoìatyj, figlia di Creonte re di Tebe, moglie di Laio e madre di Edipo, al quale poi andò sposa senza conoscerlo e gli partorì due figli, Eteocle e Polinice, e due figlie, Antigone e Ismene. Secondo Sofocle, (Ed. tyr., v. 1251 e seg., Giocasta si uccise disperata subito che fu scoperto il mistero fatale della nascita del secondo suo sposo. Invece secondo Euripide, Phcen., v. 1464 e seg., Giocasta sopravvisse al suo dolore, tentò di pacificare i figliuoli che guerreggiavano l'uno contro l'altro, nè si uccise che allorquando li vide ambedue morti, cadendo tra loro ed abbracciandoli strettamente. Seguendo questa seconda tradizione, o piuttosto attenendosi a Stazio che la riproduce, Dante chiama « doppia tristizia di Giocasta» i due fratelli Eteocle e Polinice, che si uccisero vicendevolmente ; Purg. xxn, 56.
   Gioco, cfr. giuoco.