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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Ginevra-Gioacchino
   Ginevra, eroina del romanzo della Tavola Uotnnda, Ke^ina d'Inghilterra, moglie del re Arturo ed amante di Lancillottodel Lago; Par. xvi, 15. Cfr. Lancillotto, Malleiiaut.
   Ginnasio, lat. gymnasium, dal gr. y»,ivtìbwv, propriamente Pubblico e grande edilizio nelle città greche e romane, dove la gioventù attendeva agli esercizj del corpo, e sotto a'cui portici solevano i filosofi tener colloqui e disputazioni. Dante l'usa nel senso di Arringo; Mori, ili, 1, 17.
   Ginocchio, nel plur. Ginocchie e Ginocchia, mentre Dante non usa mai Ginocchi; dal lat. geniculum : 1. Quella parte del corpo umano e degli animali quadrupedi, dove la gamba si unisce nella parte davanti con la coscia, e piegandosi forma un angolo; Inf. x, 54 (nel qual luogo invece di in ginocchie alcuni testi hanno in ginocciiion, altri in ginocchie), Purg. iv, 107; x, 132.-2. Calare le ginocchia, vale Inginocchiarsi per atto di riverenza o di adorazione; Purg. il, 28.
   Gioacchino e Giovacchino (dall'ebr. D,pvì1 = Cui Dio
   i t
   inalza), abate del monastero di Flora in Calabria dell'ordine Cistercense, nacque verso il 1145 in un villaggio distante quattro miglia da Cosenza. Dicono che a 14 anni venisse alla Corte di Rug-geri II, re di Puglia e Sicilia; ma essendo questi morto nel 1154, o la tradizione è una favola, o Gioacchino era nato qualche anno prima del 1145. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa ritornò nella Calabria, si fece monaco e fu eletto abate del monastero Cistercense di Corace o Curatium (nel 1178, e forse già prima; cfr. Janauscheck, Orig. Cisterc., Vienna, 1877, p. lxxi e 168). 1 papi Lucio III, Urbano III e Clemente III volsero la loro attenzione agli studj profetici ed apocalittici, ai quali Gioacchino si dedicava, onde egli ebbe agio di ritirarsi di tempo in tempo nel chiostro di Ca-samare, per dedicarvisi tutto a' suoi studj (cfr. Fra: fa Ho in Psalterium decerti chordarum). Nel primo anno del suo pontificato (1 istf) Clemente III incoraggiò Gioacchino a compiere il suo commento dell' Apocalisse e la sua Concordia utriusque testamenti, esortandolo però a sottoporre queste opere al giudizio della S. Sede. Poco tempo dopo Gioacchino rinunziò alla dignità di abate e si ritirò con un suo amico nelle solitudini del Sylcc o Sila presso Cosenza, dove fondò il chiostro S. Joannis en Fiori, con regola assai severa, ratificata da Celestino III nel 1196. Questo chiostro, o abbazia, di San Giovanni in Fiore, crebbe rapidamente e spiccò rami fi gli ali all'intorno, visti di mal occhio dai Cistercensi. Gioacchino mori tra il settembre 1201 ed il giugno 1202. Dante lo pone nel Cielo del