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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Gherardesca, «Iella
   conte Tedice, vissuti sullo scorcio del secolo X, siano i progenitori dei conti della Gherardesca, altrettanto è probabile ch'essi derivassero la origine da S. Valfredo abate Benedettino figlio di Rat-causo nato da Pemnone duca del Friuli, e che fossero perciò nipoti di Rachi ed Astolfo regi dei Longobardi. La qual probabilità trova appoggio nel vedere quei due potenti cattani patroni dell'Abbazia di Palazzuolo già da S. Valfredo fondata nel 754, e possessori dei beni che dal fondatore furono assegnati in dote a quell'illustre cenobio. I dominii di questa casa si dissero la terra Gherardesca, per i molti Gherardi che vi ebbero stato, quindi i loro discendenti si distinsero per il loro feudo, senza che abbiano avuto giammai un proprio cognome. Senza fermarsi a descrivere la storia della famiglia, bastici il dire delle sanguinose guerre che i Conti ebbero coi vescovi di Pisa, di Volterra e di Lucca nei secoli XI e XII; della parte principalissima che alla conquista delle isole Baleari prese il conte Gherardo nel 1117; del valore che spiegò un altro conte Gherardo militando con Federico I, il Barbarossa, a cui dovè la parte ghibellina la espugnazione di Crema. Furono i Gherar-deschi conti imperiali in Pisa, e nella maremma Volterrana e Pisana fino da immemorabile tempo, dimodoché venivano per antonomasia appellati i Conti; poi pervennero a più alto stato nel 1190, quando il conte Tedice venne eletto a vita Podestà dei Pisani. Fu questo il primo gradino per cui ascese questa famiglia a dominare la patria, perchè ancora dopo la morte del Podestà esercitò in Pisa predominio assoluto. Infatti quando l'infelice Corradino di Svevia mosse verso il regno di Napoli per riconquistare i domini usurpatigli degli Angioini, il vecchio conte Gherardo se gli fece compagno, ed ebbe l'onore di morire con lui sul patibolo. Dopo la disfatta dei Pisani alla Meloria fu il conte Ugolino elevato alla Signoria di Pisa, eh' egli ritenne fino al giorno della orrenda catastrofe che fu resa immortale dai sublimi versi dell' Alighieri {Inf. xxxm). Guelfo, figlio del conte Ugolino, avea sposata Elena unica figlia di Enzo re di Sardegna, nato da Federico li imperatore, e così alle avite Signorie della Sardegna altri Giudicati egli aggiunse; ed altra principessa di casa Sveva, Beatrice figlia del re Manfredi, era stata data in consorte a Ranieri. Dopo Ugolino dominarono in Pisa altri quattro principi di questa casa, tra il 1817 e 1347, cioè i conti Gaddo, Ranieri, Bonifazio Novello e Ranieri Novello. Spento quest' ultimo col veleno, nacquero le parti dei Raspanti e dei Bergolini, nelle quali grandemente si mescolarono i nostri Conti, sperando di potere nuovamente afferrare il dominio. Ma non venne loro fatto; che anzi queste divisioni portarono Pisa in servitù di stranieri ; e poi nelle mani dei Fiorentini. Allora