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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Genesi della Divina Commedia
   Genesi della Divina Commedia: Vivente ancora la sua Beatrice, dunque sino dal 1289, Dante aveva concepito l'idea di erigerle un monumento poetico, o letterario che chiamar si voglia, consistente nella descrizione di un qualche viaggio ideale nel mondo di là, non sappiamo se per tutti e tre i regni oltramondani, oppure soltanto per lo regno della morta gente. Le parole della Cam.: « Donne, ch'avete intelletto d'amore » (dettata non più tardi del 1289): «E che dirà nell'Inferno a'malnati: Io vidi la speranza de' beati, » v. 40, 41, non ammettono altra interpretazione, se non, che, dettando quella Canzone, Dante vagheggiava già un Poema, il quale, nella sua forma almeno, se eseguito, sarebbe riuscito, certo non il Poema sacro, ma qualche cosa di simile alla Divina Commedia. Veramente non pare che sin d'allora il Poetasi accingesse all'opera, dal racconto della Vita Nuova sembra anzi doversi inferire aver egli « consumata l'impresa, Che fu nel cominciar cotanto tosta » (Inf. il, 41, 42). Dopo la morte della sua Beatrice e dopo l'episodio della Donna gentile il proponimento rinacque più forte nella sua mente, onde egli si propose di dedicare la vita sua all'ideato lavoro, procurando prima cogli studi di rendersi abile a parlare degnamente della glorificata sua Donna, per poter poi, dopo alquanti anni « dire di lei quello che mai non fu detto d'alcuna» ( Vit. N. xliii, 6 e seg.). Probabilmente egli incominciò a raccogliere materiali per il monumento da erigersi già prima dell'esilio. Il racconto del Boccaccio (Com., lez. xxxm; ed. Milanesi, ii, 129 e seg.) concernente il ritrovamento dei primi sette canti, non potendo essere una mera invenzione, dall'altro canto essendo fuor di dubbio che i primi sette canti come sono giunti a noi non furono dettati che alcuni anni dopo l'esilio, nè essendo ammissibile che quel « quadernetto » contenesse componimenti lirici di Dante, conviene di necessità ammettere, che il « quadernetto » conteneva abbozzi, o intieramente o almeno in parte versificati, del massimo Poema, e più specialmente dei primi canti di esso, onde si comprende facilmente che, riavutili, Dante si risolse di riprendere il lavoro, interrotto, comunque siasi, dalle triste vicende della sua vita, le quali erano tali, da togliergli e l'agio e la voglia di dedicarsi a un lavoro di sirnil genere. La redazione definitiva del Poema non fu probabilmente incominciata che dopo la morte dell'imperatore Arrigo VII. Dal racconto Boccaccesco relativo al sogno di Iacopo figlio di Dante risulta che la Cantica del Paradiso fu compiuta negli ultimi giorni della vita del Poeta; imperocché quel sogno, anche dato che sia tutto leggendario, non si sarebbe mai raccontato, se non fosse stato generalmente noto, che alla morte di Dante gli ultimi canti non erano ancor divulgati. La Divina Commedia fu dunque vaglieg-