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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Fulcieri (la Cai voli - Fallirai»
ladro ili tutti e tre i luoghi della Div. Com. Nel primo luogo j più intendono anima ladra, altri Anima fuggila o fuggitiva. ed altri Anima nascosta o celata - Ott.: « Anima di ladrone. » - Porr. « Quasi dica, nè io altresì son ladrone, perciocché noi quelle femmine le quali son fure, noi chiamiam fuie. » - Jienv.: « Quasi dicat: necipse est violentus, nec ego fraudulentus. Latro enim est qui violentar et patenter spoliat, fur vero fraudoleuter ; ideo non sumus puniendi aliqua pcena in civitate ista in qua punitur violentia et fraudolentia. » - Buti: « Questo si pone impropriamente per lo ladrone. » - Serr. : « Fuia, idest furiosa, vel fura, idest anima furis. » -Barg.: « Che per ladroneccio, o furto, sia degna di rimanere in questo cerchio, o dismontar più giù a pena alcuna. » - Land. : « Fuia, cioè fura. » - Tal.: « Et ego non sum fur. » - Così pure Veli., Gelli, Giamb., Cast., ecc. - Nel secondo luogo, Purg. xxxiii, 44, Beatrice chiama fuja, cioè ladra quella « puttana sciolta » (Purg. xxxii, 141»), avendo essa usurpato, rubato, quel luogo sopra il carro, dove fu vista sedere (cfr. Com. Lips. ii, 779 e seg.). - Finalmente nel terzo luogo, Par. ix, 75, il senso è: Nessuna voglia può essere ladra di sè a te, cioè non ti si può nascondere. Così i più (cfr. Com. Lips. in, 230 e seg.). E dunque probabile che Dante abbia usato la voce fuio sempre nel medesimo significato di fur, Ladro. Cfr. Galvani, Sulla voce fuia usata da Dante, nel Giornale Arcad. xxxii, 184-9:>. M. A. Parenti, Sulla interpret. della voce fuia, ibid. xxxiv, 228-36. G. B. Spotorno, Osservaz. sopra le voci Fujo e Futo nella Div. Com. nel Giorn. Ligust., 1827, p. 219 e seg. Borghini, Studi ined., 232 e seg. Blanc, Versuch, i, 109 e seg. Fanfani, Studj ed Osserv., 129.
Fnicierl da Calvoli, podestà di Firenze nel 1302, menzionato Purg. xiv, 58; cfr. nipote.
Fulgere, dal lat. fulgere, Rifulgere, Vivamente «splendere; Par. Vili, 64.
Fulgido, dal lat. fulgidus, Che vivamente splende, Che ha, o Che manda, vivo splendore; Par. xxvi, 2; xxx, 62.
Fulgore, dal lat. fulgor, voce adoperata da Dante 12 volte, ma esclusivamente nel Par.-1. Luce assai viva, Grande splendore; Par. ix, 70; xiv, 55; xx, 66; xxi, 11; xxm, 84; xxx, 51, 62: xxxi, 132; xxxii, 144; xxxiu, 141. - 2. Per similit. e poeticam. Spirito celestiale vestito di splendore; Par. x, 64; xviii, 25.
Fnlgurato e Fulgorato, Rischiarato, Illuminato; Par. xxm, 83.