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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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Fncci
di Dante nel Canto XXIV dell'Inf., Pisa, 1814. Peleo Bacci, Dante e Vanni Fucci, secondo una tradizione ignota, Pist., 1892. La « tradizione ignota » è la seguente (Bacci, p. 15): « Miraculum de Furibus thesauri S.ti Iacobi. [13 Marzii 1295] Vannes fucci della dolce vannes della monna et vannes mironne pistorienses cives nephandi et homines male conversationis et vite contractaverunt ìnter se deliberatione habita et instigatione diabolica thesaurum beati Iacobi derubare quibus de causis et enormitatibus multi et aliqui fuerunt male infamati et inculpati inter quos erat Rampi-nus filius domini Ranucci de Forensibus porte Guidonis et sanna corregiarib. et puccius grassius vectarib. fuerunt agguati per multa genera tormentorum. Unum de eis Rampinus filius domini Ranucci ad mortem dicebatur dapmnari et tandem ad caudam equi vel muli et ad furcas suspendi. orationibus factis (?) ex parte et prò parte ipsius Et vannes della monna predectus ex delieto predicto fuit captus in sacra septa majoris ecclesie quadam die prima quadragesima tunc temporis (?) et in fortia potestatis videlicet Giani della bella d' florentia et communis pistori qui nominavit malefactorcs qui ad dictum furtum consenserunt et facere intendebant excepto filio dicti domini Ranucci excusando eundem quod inculpabilis fue-rat de peceatis dictis unde gratia dei et virginis extiterat libera-tus. » - I commentatori antichi : Bambgl.: « Iste Yannes Fucci fuit pistoriensis et tamquam latro facinorosus qui furtum spoliavit sa-crestiam majoris Ecclesie sancti Jacobi depistorio. » - An. Sei. : « Vanni Fucci fu bastardo da Pistoia, e fu uomo molto arrogante e superbo e dileggiato. E raunato con altri di sua compagnia, in una chiesa che si chiama s. Iacopo, imbolarono tutti paramenti, calici, reliquie, e ciò che vi trovaro; e poi le impegnarono per le mani di un prete di loro, e poi l'aposono a uno notaio, e mandarono nella casa sua a farne cercare, dicendo e infamandolo eh' egli l'avia furate. E però che Vanni Fucci era grande califfo, isdegnò che Dante il vide qui in questo luogo. » - Iac. Dant.: « Sicome bastardo e reo alchuna volta i begli aredi e tesoro della sagrestia di santo Iacopo di Pistoia a inbolar si mise per lo qualle furto finalmente alcuno altro non colpevole ne fu morto. » - Dan.: « Qui recita l'autore una novella la quale incontrò a Pistoia non è molto tempo. Sicome è usanza nella città la chiesa del Vescovado ha più solenni e valevoli istrumenti ecclesiastici delle altre chiese di quella città, sichè in Pistoia lo suo Vescovato era molto ben guernito e adornato di paramenti, calici, tavole di grande valore. Uno Vanni figliuolo di misser Fuccio de' Lazzari bastardo, era molto dilegiata persona; or perch'era di così gran casa di Pistoia, eranli comportati molti oltraggi, stava la più parte del tempo in bando per orni-