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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
798 Finito-Fino
essere, Terminare; detto di azione od operazione, sentimento od affetto, fatto o avvenimento, condizione od ordine di cose, istituzione e simili. Talvolta anche in forma di Neut. pass. Purg. xxm, 79. Conv. iv, 13, 36.-7. Detto di persona, vale Mancar di vita, Morire; e in tal senso uniscesi spesso con gli avverbj Bene o Male, od anche con altro simile, e vale Morire in grazia di Dio, con sentimenti di pietà, e simili; ovvero il contrario; Far buona, o cattiva, fine; Cam.: «. Donne, ch'avete intelletto d'amore, » v. 61.
Finito, dal lat. finitus : 1. Partic. pass, di Finire; Inf. in, 130. Purg. xxv, 130. Par. xxiv, 112. Conv. iv, 13, 6. - 2. In forma d'Add., riferito, a persona, per Che ha finito la vita, Passato di questa vita; Morto; Purg. ili, 73.-3. Riferito figuratam. all'uomo o alle sue facoltà o qualità, ovvero a mondo, natura, o a ciò che con questi abbia attinenza, vale Limitato, Terminato, Circoscritto; in corre-spettività delle cose soprannaturali; Conv. iv, 9, 14,
Fino e Fine, ted. fein, oland. fijn, ingl. fine, sved. fin, dan. fiin, frane, ant. e mod., provenz., ecc., fin; in tutte le quali lingue la voce vale originariamente Puro, eccellente nel suo genere. Alcuni credono, ma non pare ammissibile, che sia una forma sincopata dal lat. finitus. Cfr. però Diez, Wòrt. i3,180. Propriam. vale Che ha poco corpo, Sottile, Tenue, Minuto: contrario di Grosso. - 1. Per Che è eccellente, ottimo, nel suo genere, Che è della miglior qualità; contrario di Grossolano, Ordinario ; Par. ix, 69. - 2. Detto in particolare di oro o di argento, vale propriamente Che è senza lega, Che non ha impurità alcuna; e prendesi generalmente anche per Eccellente, Ottimo; Inf. xiv, 106. Purg. vii, 73.-3. E figuratam., detto di cosa morale; Conv. in, 2,116. - 4. Usato anche per Perfetto, Puro, Yero, e simili, detto di amore, pietà, amistà, coraggio, cortesia, e simili; ed altresì di bellezza o piacenza, pregio, e simili; Ball.: « Fresca rosa novella, » v. 5, 6, 33.
Fino, Prep. denotante il termine, al quale giunge e nel quale ha fine il moto, il corso di un'azione, o l'estensione di una cosa; usato eziandio in maniere figurate. Regge comunemente il termine stesso mediante la particella A, od anche In. Dal lat. fine, ablat. di finis, usato con lo stesso senso in forma di prepos. e reggente il genit. od anche il dat. Si trova adoperata 5 volte nell'Inf. (xii, 116; xvi, 63; xx, 36, 78; xxvi, 104), 4 nel Purg. (iv, 39; xviii, 137; xix, 69, 112) e 4 nel Par. (in, 100; xi, 66; xiv, 128; xxxi, 115). 1. Nel signif. propr. Inf. xvi, 63; xx, 36, 78; xxvi, 104. Par. xxxi, 115, ecc.-2. Denotante il termine di tempo, al quale si estende e giunge la