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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Finale-Fino
antichi e chiama Dante Aristotile; Vit. N. xxv, 10; xi.n :Jn. (', „.? I, 1, 1; i, 12, 16, 56; li, 1, 82; ir, 3, 10, e sovente; Moti. I, ;;; ,,
10, 23; i, 10, 18; I, 11, 23, e sovente. - 2. Filosofo, con qualche ingiunto, come cristiano, morale, e simili, vale Chi segue quella data scuola filosofica, o Chi tratta, Chi professa, quella fai parte .li lilu-sofia. E altresì Chi si governa conforme prescrivono le norme di quella tal filosofia; Conv. iv, 22, 1.
Finale, dal basso lat. finalis, Che riferiscesi alla fine, o Che include la fine di checchessia. 1. Per Del fine, Clic risguarda il lino, ossia lo scopo, l'oggetto, ultimo dell'agente; ovvero Che è line <> scopo ultimo delle creature; Conv. iv, 6, 11, 54; iv, 22, 1-1.-2. Aggiunto di cagione o di causa, è Term. del Linguaggio filosofico, e vale Che muove l'agente ad operare, A cui, come a fine, della propria operazione, intende l'agente, e si distingue dalla materiale, formale, efficiente, agente, ecc., Conv. n, 8, 32.
Finalmente, Alla fine, All'ultimo. E per Affatto, Del tuffo, Totalmente; Vit. N. xvi, 14.
Finche, e scritto anche disgiuntamente Fin elio, dal lat. finis, Cong. denotante durata, o continuazione di un'azione, di un fatto o di uno stato fino al tempo che un'altra azione o fatto o stato incominci o succeda. Costruiscesi col verbo nel Modo cong. o indicat. Denota altresì durata o continuazione d'azione o di stato per tutto il tempo che dura o continua un'altr'azione o stato; nel qual senso costruiscesi col verbo nel Modo indicat. Inf. i, 110; v, 111; i\, 7S; xix, 111; xxvi, 68. Purg. iv, 39; xii, 3, 69; xviii, 33; xx, MI; xxiv, 72, 86; xxvi, 126. Par. vii, 30; x, 81; xvm, 16; xxi, 100; xxiv. 17; xxvi, 75; xxvii, 74.
Fine, dal lat. finis, Sost. di genere comune, adoperato sovente nelle opere di Dante; nella Div. Com. 37 volte, cioè 9 nell'Inf. (v, 66 ; vi, 76; ix, 95; xi, 23; xiv, 4 ; xvii, 6; xxiii, 9 : xxv, 1 ; .xxvir. 7* . 11 nel Purg. (in, 137; iv, 94, 132; xvm, 1, 137; xx, 12; xxv, 127 ; xxix, 2; xxx, 110; xxxil, 101; xxxiii. 109) e 17 volte nel l>ar.(i. 107;
11, 120; vi, 38; vii, 68; vili, 104; xi, 42; xm, 138; xvi, 1 -!8; xvii, 112; xix, 51; xxii, 35 ; xxili, 123; xxv, 97; xxvii, 60, 81 ; xxvm, 52 ; xxxn, 46). - I. Punto che segna il termine, Punto di là dal quale si cessa; e più largamente Parte ultima, estrema. E il suo opposto è Principio. -1. Nel signif. propr. Conv. il, 14,155, 157.-2. E detto di cosa che si faccia o avvenga, di atto od operazione, di condizione o stato, e simili; Inf. xxiii, 9. - 3. E in particolare,^ detto di discorso o scrittura, o di parte di essa; Inf. xxv, 1. Purg. xm. L.