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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Figlia
   cilia, madre di Federigo, che successe al padre nel regno di Sicilia, e di Iacopo, succeduto al padre nel regno d'Aragona; Purg. in, 115 (cfr. Onore). - 9. La Figlia di Taumante, Purg. xxi, 50, è Iride, ossia l'arcobaleno; cfr. Ibi. - 10. La Figlia di Tiresia, Purg.xxii, 113, non può essere che Manto, essendo più che dubbio se Dante abbia avuto notizia delle due altre pretese figlie di Tiresia, Dafne ed Istoriarle, e, anche dato che ne avesse notizia, il suo modo di esprimersi escludendo la possibilità di intendere di altra figlia di Tiresia che della generalmente conosciuta. Inoltre si tratta in questo luogo pur « delle genti tue, » v. 109, cioè dei personaggi cantati da Stazio, il quale infatti canta di tutte le persone quivi nominate, ed anche di Manto (Theb. iv, 463 e seg.; vii, 758 e seg.; x, 639 e seg.), mentre di Dafne e di Istoriade non fa veruna menzione. I più, riferendo YEvvi al primo cinghio del carcere cieco del v. 103, e rammentando che altrove {Inf. xx, 52 e seg.) Dante pose Manto non nel primo cinghio, cioè nel Limbo, ma tra gl'indovini nella quarta bolgia dell' ottavo cerchio, si avvisano che non Manto, sibbene Dafne, oppure Istoriade sia questa Figlia di Tiresia (così primo Rosa Morando in Div. Comm. ed. Zatta, Yen. 1757, Voi. ni, Appendice, p. 33, e, seguendo lui, la gran maggioranza elei moderni). Secondo altri (Vell., Mazzoni, Difesa di D. i, 1031, Vent., Filai, Bl., Witte, Notter, Longf., Franche, ecc.) Dante si sarebbe qui dimenticato di aver posto Manto nella quarta bolgia e non nel Limbo. Nessuno degli antichi accenna qui ad una difficoltà qualunque sino al Benv., il quale dà anche la sola vera interpretazione: « Hic videtur autor contradicere sibi, qui posuit istam inter divinatores, nunc ponit eam inter animas piorum ; potest dici breviter quod hic non respicit ad limbum, sed ad carcerem caecum. » Il Quivi del y. 109 e YEvvi del v. 113 non sono da riferirsi a Primo cinghio, ma a Carcere cieco, onde Virgilio, rispondendo a Stazio, dice semplicemento che i personaggi da lui cantati sono nell' Inferno. Così pure W. W. Vern., Poh, ecc. Cfr. Com. Lips. it, 431 e seg.
   11. La Figlia di Belo, Par. ix, 97, è Didone, figlia di Belo re di Tiro (cfr. Virg. Aen. i, 621, 729 e seg.), la quale arse di amore per Enea (cfr. Virg. Aen. iv, 2, 68,101 ecc.). - 12. La Figlia di La-tona, Par. x, 67; xxii, 139, è la Luna. - 13. La Bella figlia Di quei ch' apporta mane e lascia sera, Par. xxvii, 137, è secondo gli uni la Chiesa, o i Pastori della Chiesa, secondo altri l'Aurora, l'Umanità, la Sembianza dell'uomo, la Pelle dell'uomo, l'Atmosfera, la Luna, Circe figliuola del Sole, ecc. Lan. (copiato poi dall'in. Fior.)-. « Qui conclude che sì come nel decorso del tempo dell' uomo è che prima è innocente e fedele, poi si è incredulo e odioso, così avviene alli sposi della santa Chiesa, che in prima furono buoni ed ora sono