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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Fenice-Feri re
Fenice, dal lat. plicenix, e questo dal gr. cpctv.g, Uccello favoloso, che si credette nascere particolarmente nell'Arabia, ed essere unico della sua specie, e dopo vissuto più scculi, rinascere dalle sue ceneri (cfr. Herodot., il, 76. Piiilostr., Vita Apoll. Ti./un. in, m. Pomp. Mel., Descript. Orbis, in, 8. Aciiill. Tat., Amores I.cu-cippes et Clitoph. in, 25. Claudian., Eidijì. xui. Plin. x, 2. Nexkc., Epist., 42. Brun. Lat., Tesoro, 1. vi, c. 26). Con tutti i suoi contemporanei anche Dante credeva nella realtà della Fenice. La descrizione che egli ne fa, Inf. xxiv, 106-111, sembra tolta da (Km., Metam. xv, 392-402.
Fenicia, gr. f] $oiv£xv}, lat. Phcenice, Regione della Siria, lungo la riva orientale del mare Mediterraneo, là dove Giove rapì Europa. Ricordata per circonlocuzione Par. xxvn, 83 e seg.
Fera, cfr. Fiera.
Ferace, dal lat. ferax, Che ha molta virtù produttiva, Fertile; figuratam. Par. XI, 82, nel qual luogo quasi tutte le edizioni leggono verace, mentre la gran maggioranza dei codd. (cfr. Moore, Crit., 462 e seg.) ha ferace, e della lezione verace non si trova indizio presso veruno dei commentatori antichi ed il Poeta vuole evidentemente dire che quel bene fu fecondo, fertile. Cfr. Com. Lips. in, 288. Moore, 1. c.
Ferci, Ci fer, Ci fecero, cioè nella « vita primaia; » Inf. vii, 42. Cfr. Nannuc., Voci, 29.
Ferdinando re di Castiglia, Par. xix, 125, cfr. Quei,
di Spagna.
Ferire, e talora in alcuni tempi e persone Fiedere, forma varia dell'antiquato Fedire; dal lat. ferere, Percuotere, Colpire, con ferro o altro in modo da rompere la continuità della carne e produrre effusione di sangue. Verbo adoperato nella Div. Com. 21 volta, 11 nell'In/, (ix, 69; x, 69, 135; xi, 37; xv, 39; xvm, 75; xxi, S7; xxn, 6, 95, xxiv, 150; xxv, 105), 8 nel Purg. (ìv, 57; ix, 25; xv, 7; xvi, 101; xxvi, 4; xxviii, 8, 90; xxxii, 115) e 2 nel Par. (ir, 33; xxxii, 40). La forma feggia (Inf. xv, 39; xvm, 75) deriva secondo alcuni da un infinito feggiare, oppure feggere, del quale per altro non si hanno esempi (cfr. Nannuc., Verbi, 336), secondo altri è da fedire, come veggia da vedere. Al pres. dell'indie, si ha nella 3a pers. sing. Fiede (Inf. x, 135. Purg. ix, 25; xxviii, 90. Par. xxxii, 40) e Fiere (Inf. ix, 69; x, 69; xi, 37); al partic. pass. Ferito (Purg. ìv, 57) e Feruto (Inf. xxi, 87; xxiv, 150; xxv, 105); cfr. Beaxc, Gramm., 433 e seg.
49. — Enciclopedia dantesca.