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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Farina-Farinata
che digrigna, et ha la sua similitudine di vitello o di toro, e die si da far che in lingua ebrea significa toro (13 = .jm:eucus), come
dice Papia; lo quale animale è muto, e così fa mutolo lo barattieri, poi eh'è scoperta la sua baratteria, alla sua difensione et alla ragione che non può usarla contra altrui, poi che l'ha incominciata a vendere in uno. »
Farina, dal lat. far ina, Sostanza sottilissima in guisa di polvere, che si produce mediante la macinazione de' cereali, biade, legumi, ecc. In locuz. figur. Par. xxii, 78. Buti: « Son piene di mal-vage anime e peccatrici, piene di mali pensieri e di mala volontà. E come della male farina esce male pane: così de le mali voluntadi, che sono nei monaci, esceno male operazioni. »
Farinata, della nobile famiglia fiorentina degli liberti (cfr. Uberti), nato verso il principio del sec. XIII, capo della sua famiglia e di parte ghibellina sino dal 1239, cooperò alla cacciata dei Guelfi nel 1248. Ritornati i Guelfi a Firenze nel 1251, Farinata « fidandosi troppo del riso della fortuna, e volendo quasi solo governare la repubblica » (FU. Vili.), fu cacciato co' suoi nel 1258 (G. VlLL., vi, 65), riparò a Siena e di là addimandò ed ottenne aiuto dal re Manfredi, onde sconfisse nel 1260 l'esercito guelfo a Mon-t'Aperti presso il fiume Arbia (G. vlll., vi, 78), rientrò trionfante in Firenze, ne discacciò i Guelfi e si oppose soletto nella dieta di Empoli al consiglio di disfare la città di Firenze (G. Vill., vi, 81). Dante lo ricorda Inf. vi, 79 e gli dedica uno dei più grandiosi episodi del suo Poema, Inf. x, 22-51. FU. Vili. : « Fu Farinata di statura grande, faccia virile, membra forti, continenza grave, eleganza soldatesca, parlare civile, di consiglio sagacissimo, audace, pronto e industrioso in fatti d'arme. Fiorì vacante l'imperio per la morte di Federigo secondo, e di nuovo cacciato e fatto rubello morì in esilio. » - An. Sei.: « Fu cacciato di Firenze per parte; e scacciato vi fece molte brighe. » - Bocc.: « Fu messer Farinata cittadino di Firenze, d'una nobile famiglia chiamata gli Uberti, cavaliere, secondo il temporal valore, da molto, e non solamente fu capo e maggiore della famiglia degli Uberti, ma esso fu ancora capo di parte ghibellina in Firenze, e quasi in tutta Toscana, sì per lo suo valore e sì per lo stato, il quale ebbe appresso l'imperador Federigo secondo (il quale quella parte manteneva in Toscana, e dimorava allora nel Regno); e sì ancora per la grazia, la quale, morto Federigo, ebbe del re Manfredi suo figliuolo, con l'aiuto e col favore del quale teneva molto oppressi quelli dell'altra parte, cioè i guelfi: e secondochè molti tennono, esso fu dell'opinione di Epicuro, cioè che