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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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Farinata degli Scornigiani-Fasciare
la morte; Inf. xxxm, 23. Purg. xxix, 37. - Assai controverso è il senso del passo Inf. xxii, 40. - Lan. : « 0 umana natura, percliò non reggi tue? cioè: perchè non osservi tu la sacra fame dell'oro? cioè lo virtudioso appetito delle ricchezze? Quasi: tu non hai fame sacra d'oro e di ricchezze: e però le getti via. E nota che'1 dice sacra, cioè santa, chè s'elli s'abbandonasse troppo in essa, elio non sarebbe altro che avarizia.» - Ott. :« Virgilio sgrida contro al vizio dell'avarizia, dicendo: 0 maladetta fame dell'oro, ch'egli non è neuna cosa, che tu non faccia fare alli mortali! Dice Stazio: certo però che io m'avvidi, che s'io per prodigalità gittassi tutto ciò che io poteva congiungere, che poi per avere di che potere fornire la 'mpresa prodigalitate, all' acquisto della moneta sarei venuto per inlicito modo, come venne Polinestore. » - Pe.tr. Dant., Cass., Falso Bocc., ecc., non danno veruna interpretazione. - Benv.: « Nota quod Virgilius tertio Eneidos, cum descripsisset crudelem avaritiam Po-lymnestoris,... exclamavit cum indignatione : Quid non mortalia pec-tora cogis Auri sacra fames? quasi dicat, quod cupiditas auri com-pellit corda hominum ad omnia magna mala; tamen hic Statius largius interpretatur istud dictum, et dicit quod Virgilius arguit intemperantiam divitiarum tam in dando quam in retinendo. » -Buti : « Li autori usano l'altrui autontadi arrecarle a loro sentenzia, quando commodamente vi si possono arrecare, non ostante che colui che l'ha ditta l'abbia posta in altra sentenzia; e così fa ora lo nostro autore, dicendo : o sacra fame dell' oro, cioè o santo desiderio dell'oro: allora è santo lo desiderio dell'oro, quando sta nel mezzo e non passa ne l'estremi, Per che non reggi; nel mezzo, l'appetito dei mortali; sicché non s'allarghi a volerne troppo, eh'è avarizia; e non si ristringa a non volerlo punto e gittarlo, che è prodigalità? E cusì pillia Stazio, secondo che finge lo nostro autore, questo verbo cogis in questa significazione, cioè costringi o vero correggi; e questa dizione quid pillia a modo d'avverbio; cioè perchè. E forsi chi avesse dimandato Dante quando vivea, non arebbe sposto l'autorità di Virgilio altramente ch'ella si spogna; ma ven-neli acconcio in questo luogo a recarla a questo intendimento, e però l'hae così sposta. » - L'An. Fior, copia il Lan. - Serrav. : « Dictum Virgili, ubi dixit: Auri sacra fames, etc., intelligitur sic, idest: Quod est illud malum, ad quod tu, sacra fames auri, idest execrabilis, non introducas? Quod facit avaritia.... Sed Dantes aliter glossat. Quid, idest cur, o detestabilis appetitus habendi, non re-ducis et regis, sicut debes, appetitus mortalium, ut ipsi expendant ubi, quando et propter causam, etc., idest temperate? » - Vent. (copiando il Bulgarini, Risposta a' Ragion, del sign. Ieron. Zop-pio, Siena, 1586, p. 31): « Dante, forse ingannato da quell'epiteto