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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Fabrizio-Faccia
   dopo a Pirro per convenire con lui intorno al cambio de'prigionieri, rifiutò i presenti di quel re, onde Pirro, ammirando la di lui virtù, gli confidò i prigionieri per condurli a Roma, a condizione di rimandarli, se mai il Senato rifiutasse di pagarne il riscatto. Infatti non avendo il Senato accettate le condizioni proposte da Pirro, Fab-brizio gli rimandò fedelmente tutti i prigionieri, giustificando per tal modo la fiducia che il re in lui aveva posta (cfr. Plutar., Vit. Pyrr., c. 18-20. Appian., De rei. Samn., p. 66. Dionys., xviii, 6 e seg.). Nel 278 a. C. fu nuovamente fatto Console e mandato contro Pirro, il cui medico gli offerse di avvelenare il re suo signore. Invece di accettare la brutta proposta, Fabbrizio ne rese Pirro avvertito, onde il principe, commosso a tanta generosità, pose in libertà tutti i prigionieri senza verun riscatto e ben presto sgombrò dall'Italia (cfr. Plutar., Vit. Pyrr., 21). Tre anni dopo Fabbrizio fu nominato Censore, e come tale discacciò dal Senato P. Cornelio Rufino, a motivo del suo lusso e della sua prodigalità (cfr. Tit. Liv., Epitom. xiv. Gell., Noct. Att. iv, 8. Val. Max. n, 9, 4. Plut., Sull. i. Cic., De Leg. il, 23). Mori, non è accertato in qual anno, tanto povero che 1' erario pubblico dovette assumere le spese dei suoi funerali (Ctc., De Leg. n, 23) e dotarne le figlie (Val. Max. iv, 4, 10). Ai Sanniti, che gli offerivano grande somma di denaro, rispose :« Pecunia, qua sibi nihil esset usus, ab iis quibus eam sciret usui esse, non accipere » (Gell., Noct. Att. i, 14. Val. Max. iv, 3, 6. Frontin., Strateg. iv, 3, 2. Serv. ad Virg. Aen. vi, 845). Nominato Purg. xx, 25. Conv. iv, 5, 80. Mon. ir, 5, 61.
   Fabrizio, lat. Fabricius e Fabritius, antico poeta Bolognese, nominato ed esaltato da Dante, Vulg. El. i, 15, 31; il, 12, 31, del quale mancano d'altronde notizie positive, nè sono giunti a noi de' suoi componimenti poetici. Fu della famiglia dei Lambertazzi; cfr. Fantuzzi, Scritti Boi. ni, 282.
   Faccenda, dal lat. facienda, Cosa da farsi, da compiersi, da sbrigarsi. Ciò che uno deve o vuol fare; e in più largo senso, Affare, Negozio. Aver faccenda con chicchessia, o con checchessia, vale Impacciarsi con esso, e figuratam. Occuparsene, che oggi dicesi comunemente Aver che fare; Conv. iv, 15, 119.
   Faccia, dal lat. facies, voce adoperata nella Div. Com. 46 volte, 23 neWInf., 18 nel Purg. e 5 nel Par. - 1. La parte anteriore del capo dell'uomo, dalla sommità della fronte all'estremità del mento e da un orecchio all'altro; Inf. xv, 29. Purg. vi, 11.-2. Per estensione, applicato a denotare il Volto di esseri che in tutto o in parte