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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Epistole di Dante
« fa ancora scrittore perfetto, ed era la lettera sua magra e lunga e molto corretta, secondo che io ho veduto in alcune pistole di sua propria mano scritte.» - Il conte Trova (Veltro, (50, 125) afferma che verso la metà del sec. XV leggevansi a Forlì alcune lettere, dettate da Dante a Pellegrino Calvi, segretario di Scarpetta deWi Ordelaffi, per le quali s'avea contezza, che nel 1303 Dante impetrò da Bartolommeo della Scala signor di Verona un corpo di cavalli e di fanti contro Firenze, e che nel 1311 il Poeta scrisse una lettera a Can Grande della Scala in nome degli esuli e banditi toscani, nella quale, tra le altre cose, narrava l'infelice successo della legazione di Arrigo VII ai Fiorentini, deplorando la cecità de' suoi concittadini.
Checché si giudichi di queste e di altre testimonianze, certo è che Dante Alighieri dettò (e probabilmente scrisse di proprio pugno) un bel numero di epistole. Dove sono esse ( Verso la fine del sec. XVII non si conosceva che la Dedicatoria a Can Grande, epistola di somma importanza, ma di dubbia autenticità, e la traduzione italiana delle due epistole: ai principi e popoli d'Italia e ad Arrigo VII. A queste tre epistole attribuite a Dante il DlONisi aggiunse poi quella all'amico Fiorentino, e il Witte nel 1827 l'originale latino dell'epistola ad Arrigo VII, l'epistola ai Cardinali Italiani e quella a Cino da Pistoia. Dieci anni dopo Teodoro Heyse trovò nel celebre codice di Heidelberg le epistole al cardinale d'Ostia, ai nipoti del conte Alessandro da Romena, al marchese Moroello Malaspina, ai Fiorentini, l'originale latino di quella ai Principi e Popoli d'Italia ed i tre biglietti indirizzati a Margherita di Brabante, moglie dell'imperatore Arrigo VII, a nome di una contessa G. di Battifolle. D'allora in poi non si scoperse più una sola epistola dantesca. Sarebbero dunque in tutto quattordici, ma la loro autenticità è più o meno problematica. Che i tre biglietti a Margherita di Brabante siano scritti da Dante è un'ipotesi e nulla più; Fratic., tìiul., ed anche il Moore non gli ammisero nemmeno nelle loro raccolte. 1/epistola al cardinal d'Ostia non porta il nome di Dante, nè è certo roba sua (cfr. Todeschini, i, 230 e seg. Bartoli, Lett. ital., v, 143 e seg.). Sciocche falsificazioni, delle quali non giova nemmeno occuparsi, sono le epistole ai nipoti di Alessandro da Romena, al marchese xMoroello Malaspina, a Cino da Pistoia, a Guido da Polenta ed all'amico Fiorentino. Restano le tre menzionate dal Villani e la Dedicatoria a Can Grande. Ma anche l'autorità di queste quattro è tutt'altro che indiscutibile. Non soltanto YImbriani, ma anche un critico tanto prudente e circospetto come il Kraus ed altri non pochi, si avvisano che non una sola delle epistole attribuite a Dante sia autentica. 11 Renier (Giorn. stor. della Letter. ital. ni, 113): «Le let-