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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Epicureo-Epistole di Dante 7 ,1
   maggiore, che chiamavasi Deferente. Serviva per ridurre a moti regolari le irregolarità apparenti del movimento dei pianeti - Pur vili, 3. Conv. il, 4, 61; il, 6, 101, 107.
   Epicureo, Seguace delle dottrine di Epicuro. Filosofo Epicureo; Conv. ni, 14, 102; iv, 6, 82.
   Epicuro, 'Endotoopog filosofo greco, fondatore della scuola degli Epicurei, n. 334, m 263 a. C. Cfr. Diog. L., x, 1, l», 26. Ci<\, Xut. Deor. i, 26. De Fin. i, 19, ecc. P. Gassendi, De vita, moribns et doctrina Epicuri, Leida, 1647. Dante lo nomina: Inf. x, 14. Cane. iv, 6, 74, 82; iv, 22, 21. Mon. n, 5, 57, 105.
   Epilogare, dal lat. epilogus, e questo dal gr. èrdloyo;, Raccogliere, in brevi parole, Ripetere in Succinto, Compendiare, la sostanza delle cose principali dette o esposte innanzi, Farne l'epilogo; Conv. il, 6, 99.
   Episcopo, lat. Episcopus, dal gr. 'E-bzoTOg, Vescovo; Mon. ili, 5, 23.
   Epistola, cfr. Pistola.
   Epistola di frate Ilario, cfr. Ilario, frate.
   Epistole di Dante. Che l'Alighieri dettò un bel numero di epistole, è un fatto da non potersi rivocare in dubbio. Egli stesso racconta, Vit. N. xxxi: « Poi che la gentilissima donna fu partita da questo secolo, rimase tutta la sopradetta cittade quasi vedova, dispogliata di ogni dignitade; ond'io, ancora lagrimando in questa desolata cittade, scrissi a' principi della terra alquanto della sua condizione, pigliando quello cominciamento di Geremia profeta: Quo-modo sedet sola civitas ! » Che questa epistola, benché scritta, non fu mai mandata al suo indirizzo, è non pur probabile, ma poco meno che indiscutibile. Ma questa notizia lasciata dal Poeta è tanto più importante, inquanto colle medesime parole incomincia pure l'epistola ai Cardinali italiani, che vuoisi scritta da Dante nel 1314.-Neli;Acerba di Cecco d'Ascoli (lib. n, c. 12) si legge: « Ma qui me scrisse, dubitando, Dante: Son doi figlioli nati in uno parto. Et più gentil si mostra quel davante, Et ciò converso, come già tu vedi. Torno a Ravenna et de lì non me parto; Dimmi, Ascu-lano, quel che tu ne credi. » Di questa lettera, scritta da Dante al suo bizzarro ed infelice contemporaneo, non abbiamo altre notizia. Dalle parole dell'Ascolano pare che questa non fosse l'unica lettera scrittagli dall'Alighieri.-Il cronista Giovanni Villani scrivetlib. ix.