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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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Eloquenza-Eloquenza Volgare
Eloquenza, lat. eloquentia, Facoltà, spesso congiunta all'arte ed all'esercizio, d'usare la parola in modo da persuadere e commuovere. E più spesso intendesi d'arte oratoria; Conv. I, 5, 51. Vulg. El. I, 1, 1, 3; I, 19, 15.
Eloquenza Volgare lat. De A lligavi Eloquentia,
lavoro filologico dettato dall'Alighieri in lingua latina, primo documento della storia delle lingue.-1. Titolo: Conv. i, 5, 51, Dante dice che intende di fare un libro « di Volgare eloquenza; » Vulg. El. i, 1, 1, dice che vuol trattare « de Vulgaris Eloquenti® doc-trina, » e i, 19, 15, che è sua intenzione « doctrinam de Vulgari Eloquentia tradere. » Giov. Vili, nel suo necrologio del Poeta (Cron. IX, 136) scrive che « fece un libretto che s'intitola De vulgari eloquentia; » il Boccaccio (Vita di D. ed. Macrì-Leone, § 16, p. 74): <.< Compose un libretto in prosa latina, il quale egli intitolò De vulgari eloquentia, » e lo stesso ripete Leonardo Bruni. E dunque un fatto indiscutibile che Dante intitolò il suo lavoro De vulgari eloquentia, e che sotto questo titolo lo conobbero gli antichi. Ciò nonostante prevalse un tempo l'altro titolo : De vulgari eloquio, forse perchè, discorrendovisi tanto di lingue e di parlate,
10 si credette un lavoro sulla lingua volgare, mentre invece è essenzialmente un Trattato di poetica. I moderni (Tom., Giul., Witte, Boehmer, D'Ovidio, ecc.) sono ritornati all'antico titolo genuino, mentre alcuni (Fratic., Moore, ecc.) continuano ad intitolare questo lavoro De vulgari eloquio. - 2. Contenuto : Questo lavoro prende le mosse dall'origine dell'umana loquela, si ferma quindi ad esa-minara alcune questioni scolastiche, e poi, incominciando dalla confusione babilonica e tenendo dietro alla diffusione dei vari idiomi per il mondo, si ferma a quelli dell'Europa, e più particolarmente a quelli dell' Europa meridionale, distinti sommariamente in tre, per le tre loro affermazioni: dell'oc, dell'oil e del sì, i quali tre idiomi hanno una radice comune, convenendo essi in molti vocaboli. Dopo aver parlato delle variazioni di questi idiomi e della loro ragione, l'autore sì ferma a trattare dell'idioma del sì, passa in rassegna i principali dialetti ai suoi tempi parlati in Italia, e conclude, nessuno di essi essere degno di ottenere il primato sopra gli altri, ma il volgare illustre, cardinale, aulico e curiale essere quello, che è di tutte le città italiane, e pare che non sia di niuna. Esposte poi le ragioni, perchè chiami questo volgare illustre, cardinale, aulico e curiale, chiude il primo libro osservando, questo essere
11 volgare che si chiama volgare italiano. Nel libro secondo, rimasto incompiuto, Dante esamina per quali persone e sopra quali argomenti debbasi scrivere nel volgare illustre, considera le diverse