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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Elìtropia-Elln
   Elitropia, dal lat. heliotropium, e questo dal gr. fjXcotpóraov, Pietra preziosa di color verde simile a quello dello smeraldo, ma chiazzato e sparso di gocciole rosse, alla quale si attribuivano prodigiose virtù; ed oggi chiamasi Diaspro sanguigno; Inf. xxiv, 93.-Bambgl.: « Elitropia est lapus pretiosus tante virtutis ut dicit liber de proprietatibus rerum quod deferentem ipsum aspicientibus invi-sibilem reddat - et propterea dicit auctor quod anime iste hac pena dannate cruciantur non sperantes penam affugere per virtutem talis lapidis nec per remedium alicuius foraminis in quod affugere vel intrare valerent. » - Gelli : « La elitropia, secondo che scrive Alberto Magno nel libro Delle cose maravigliose, e modernamente Lionardo da Peserò nel suo Lapidario, è una pietra di color verde, simile a lo smeraldo, ma punteggiata con certe macchioline che paion goccioline di sangue, che nasce in Etiopia. E conoscesi se ella è vera e buona, o no, in questo modo: che mettendo ne l'acqua in un vaso, bagnato prima col sugo della erba chiamata ancora similmente elitropia, e posta al sole, fa parere l'acqua rossa, e il sole rossiccio e sanguigno, come s'ei fusse lo eclisse, e di più fa bollire quella acqua, come s'ella fussi sopra il fuoco; e quella che non è buona non fa tale effetto. E le virtù sue sono, mantenere sano, accrescere la vita, fermare i flussi del sangue, e resistere a tutti i veleni. E di più dicono di lei, che sacrandola con certe parole, ed imprimendo in lei certi caratteri, secondo che insegnano i Magici, ch'ella impedisce talmente la vista d'altrui, che chi la ha addosso va invisibile e senza essere veduto. E per questa cagione dice il Poeta che queste anime de' ladri non sperano elitropia, cioè di pervenir giammai in termine che per alcuno spazio di tempo queste serpe non le vegghino, e conseguentemente non le stimolino e mordino. »
   Ella, femm. di Egli. Pronome che nel plur. fa Elleno, e poeticamente anche Elle. Serve ad accennare la terza persona, ma solamente come soggetto, facendo, allorché è compimento, nel sing. Lei, e nel plur. Loro; e vale Questa donna, ed altresì Quella donna. Deriva dal lat. Ma; Lei da ilice, che i Latini usarono invece di illius e di Mi; e Loro da illorum. Occorre naturalmente centinaia di volte nelle opere volgari di Dante. - 1. Come soggetto; Purg. xxvii, 106. Son. : « Tanto gentile e tanto onesta pare, » v. 5. - 2. Serve a indicare anche cose e animali irragionevoli ; Purg. li, 83. - 3. Ado-prato come oggetto, ed anche come compimento indiretto, costruito con le preposizioni A, Tra, Con, In, Per, in vece di Lei e di Loro; Par. xxiii, 96. - 4. Lei, che nel plurale fa Loro, serve ad accennare persona, come compimento oggettivo; Purg. xix, 144. Par.