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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Donna gentile I-Donna gentile II 617
Donna gentile I, la prima donna dello schermo, della quale Dante finse di essere invaghito, per nascondere o tener celato ad altri il vero oggetto del suo amore e colla quale si celò « alquanti mesi ed anni, » finché le convenne partire da Firenze ed andare in paese molto lontano; Vit. N. v-vii. Chi questa donna si fosse, e quali motivi la inducessero ad andarsene in paese lontano non si sa. Dante afferma di aver fatto per questa donna « certe cosette per rima » ( Vit. N. V, 19), ma non sappiamo di certo se e quali delle poesie liriche di lui (tranne quelle che si leggono nella Vit. N.) siano state fatte per questa « gentile donna di molto piacevole aspetto. » Cfr. D'Ancona, Vita Nuova di D., 2a ediz., 44 e seg.
Donna gentile II, la seconda amante di Dante, il quale, secondo il racconto della Vit. N. (xxxv, 1 e seg. confrontato con xxxvi, 1) incominciò ad invaghirsene alquanto tempo dopo il primo anniversario della morte di Beatrice. La dice giovane e bella molto e racconta degli sguardi pietosi e compassionevoli che ella gli prodigava riguardandolo da una finestra o incontrandolo per via, ma ne tace il nome di battesimo come pure quello della famiglia alla quale apparteneva. Non ad un tratto, né senza lotte interne, ma a poco a poco il Poeta fu preso da amore per questa donna, finché una visione riaccese in lui l'amore per la sua Beatrice, onde egli detestò questo secondo amore come un malvagio desiderio a cui il cuor suo « così vilmente s'era lasciato possedere alquanti dì contro alla costanza della ragione » (Vit. N. xlì. Così termina secondo la Vita Nuova l'episodio della Donna gentile. Ma nel Convivio, benché Dante dichiari di non voler derogare in parte alcuna alla Vita Nuova (Conv. i, 1, 80 e seg.), l'episodio prende un aspetto alquanto diverso. Qui il secondo amore non è più un « malvagio desiderio, » ma un pensiero « virtuosissimo, siccome virtù celestiale» (Conv. il, 2, 33). Anche qui si ricordano le lotte interne (Conv. il, 2, 16 e seg-), ma invece dell'amaro pentimento raccontato nella Vita Nuova udiamo qui che il secondo amore riportò la vittoria sul primo, di modo che finalmente Dante consentì di essere della Donna gentile (Conv. il, 2,11). Nella sposizione allegorica poi si afferma solennemente che questa Donna gentile « fu la bellissima e onestissima figlia dello Imperadore dell'universo, alla quale Pittagora pose nome Filosofìa » (Conv. II, 16, 75 e seg.). Ma da questa protesta non si può inferire aver Dante voluto negare la realtà storica della Donna gentile, come dall'aver egli scritto :« Dico che per Cielo intendo la Scienza, e per Cieli le Scienze » (Conv. il, 14, 4 e seg.), e dall'aver egli detto che per i Motori de' cieli intende i Filosofi, « siccome Boezio e Tullio » (Conv. n, 16, 2 e seg.), non lice in verun modo inferire aver egli