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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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dei trionfi e dei rovesci di tal fazione. Questa casa produsse un gran numero di uomini famosi, tra' quali ba^ti rammentare i nomi di Scoiaio, di Apardo, di Manno, di Simone, di Forese, di Buoso, di Cece, di Sinibaldo, d'Amerigo, di Cianfa e di Taddeo, tutti cavalieri, che si resero molto illustri, nella milizia, spargendo il loro sangue e valorosamente pugnando a prò della patria e di altri potentati guelfi d'Italia. Corso di messer Simone più d'ogni altro illustrò la famiglia come valorosissimo condottiero, e fu caro al popolo e capo di parte guelfa. Suscitatesi le fazioni dei Bianchi e dei Neri, diventò principe della seconda; e con alternar di fortuna or fu vinto e cacciato in esilio, or tornò vincitore alla patria. Pur finalmente ebbe il di sopra, e costrinse i nemici a partirsi dalla città, dove per ben sei anni rimase assoluto arbitro della cosa pubblica. Ma essendosi nel 1308 fidanzato ad una figlia di Uguccione della Faggiuola signore di Pisa e di Lucca, il popolo sospettò che con gli aiuti di lui volesse farsi tiranno. In breve ora fu citato, dichiarato contumace e ribelle, poi assalito nelle sue case, dove si difese con accanimento, finché stretto dalle soverchianti forze degli assalitori, non fu obbligato a fuggire dalla città; ma inseguito, fu in breve raggiunto presso S. Salvi, fatto prigione e vilmente trucidato. La Piccarda, poi Beata Costanza Donati, di cui parla Dante nel Paradiso (ni, 49 e seg.), era sorella di Corso e fidanzata da lui a Ros-sellino della Tosa. Di questa casa fu pure la moglie del Divino Poeta, Gemma, figlia di messer Manetto Donati. Non debbono dimenticarsi Corso e Manno figli di messer Amerigo, perchè furono dei più animosi quel dì in cui i Fiorentini si francarono dal tirannico giogo imposto loro da Gualtieri di Brienne duca d'Atene. Infine vuol esser rammentato messer Manno di Apardo uno dei meglio provati Capitani dei giorni suoi, che guidò sempre alla vittoria le schiere dei Fiorentini contro le bande di ventura, contro i Pisani e contro i Visconti. Finì la famiglia nel 1616 alla morte di Giovanni di Piero avvenuta il 7 di settembre, di cui fu erede la figlia Piccarda maritata ad Agnolo degli Acciaiuoli. I Calfucci, che Dante nomina Par. xvi, 106, non erano che un ramo de' Donati. Forse così si denominarono da un individuo della loro prosapia per differenziarsi dai Donati, che erano guelfi, mentr'essi seguivano la bandiera ghibellina. Conservarono peraltro la primitiva loro arme, e si spensero negli antichi tempi. » Lord Vernon, Inf., voi. n, 461 e seg. Dante menziona i Donati, senza nominarli espressamente, Par. in, 106, ed anche, secondo alcuni, Par. xvi, 94-96.
Donati, Buoso, cittadino di Firenze, forse quel medesimo che Dante trova nella settima bolgia {Inf. xxv, 140; cfr. Buoso) e