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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
l>io-THogenes 577
sibile (Inf. in, 5 e seg. Par. xiv, 28 e seg.; xxvii, 1; xxxi, 28; xxxiii, 115, ecc.). Cfr. Teologia di Dante.
I>io, dia, dal lat. dius, Divino, Beato, Celeste; Par. xiv, 34; xxiii, 107; xxvi, 10. Cfr. divo.
Dio lodiamo, cfr. Dio, 11.
DiOffenes, AtoyévYjs, Diogene, nome di parecchi filosofi greci (il Noack, Philosophie-geschichtliches Leccikon, 241 e seg. ne registra sette), dei quali i principali sono: 1. Diogene d'Apollonia, 5 'ArcoX-Xu)v'.ccty]s, soprannominato ó cpoaocóg, contemporaneo di Anassagora, autore di un'opera Tcspi cpóasrog, della quale non si conoscono che alcuni frammenti, raccolti da F. Panzerbieter, De Diogenis Apoì. vita et scriptis, Meiningae, 1823; Diogenes Apolloniates, Lips., 1830. Cfr. Diog. L., ix, 57. Simpl. Phys., fol. 326-33 a. Theophr., De sensu, 39, 42, 44. Plut. ap. Euseb. Prcep. Evang. i, 8. - 2. Diogene il Cinico, <5 Kówv, nato a Sinope in Pafiagonia nel 404, morto nel 323 a. C. a Corinto, famoso per il suo cinismo, come pure per la sua povertà e temperanza. Cfr. K. W. Goettling, Diogenes der KyniJcer oder die Phi-losophie des griechisehen Proìetariats, Halle, 1851. Hermann, Zur Geschichte und Kritik des Diogenes von Sinope, Heilbronn, 1860. Il Diogene ricordato da Dante, Inf. iv, 137, è secondo i più il Cinico da Sinope; secondo alcuni moderni, meno probabilmente, il filosofo d'Apollonia. Bambgl., An. Sei., Iac. Dant., Dan., ecc., non ne dicono nulla. - Ott. : « Diogenes (il Cinico) ebbe per suo vestire uno mantello doppio per lo freddo, una tasca per celliere, e seco la portava, e portava uno bastone per sostenere il suo già debole corpo con lo quale già vecchio er'ausato di sostenere i suoi membri; abitò nelli limitari delle porte, e nelli antiporti delle cittadi, confessando il vero e riprendendo li vizii; e abitò in una botte, la quale elli volgeva; la state chiuso contra il sole, e il verno si volgea contro il meriggio, e sollazzevolmente diceva ch'aveva casa volubile; e portava seco un nappo di legno per bere, e vedendo un dì uno fanciullo bere con le palme delle mani, ruppe in terra il nappo, e disse: io non sapea che la natura avesse seco il vaso da bere. Mai non piegò del vigore dell'animo. Alessandro venne a lui dimorante nella detta botte, tempo era di verno, e offerseli ciò che li volesse dimandare : chieseli eh'elli si levasse dal sole, e altro non volea da lui; e che elli era più ricco di lui, però che egli era più quello ch'egli non volea, che quello che Alessandro potea dare. » - Petr. Dant.: « Diogenes phylosophus modestissimus, de quo ait Seneca: potentior erat Diogenes Alexandro; nam plus erat quod Diogenes nollet, quam quod Alexander posset tribuere. » - Bocc. : « Diogene cui figliuol fosse, o
37. — Enciclopédia dantesca.