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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   562 Digiuno
   Desiderio ardente, Brama, e talora anche Ansietà; così in modo assoluto, come col compimento espresso; Par. xv, 49; xix, 25, 33.-3. E poeticam. per Fame; Inf. xxxm, 75. Il senso di quest'ultimo luogo è disputabile, gli uni intendendo: La fame fu più forte del dolore, poiché mi uccise; quasi avesse voluto dire: Non morii di dolore, come avrei dovuto; ma morii di fame. Altri: Più forte del dolore, la fame m'indusse a cibarmi delle carni dei figli, o almeno a tentare di farlo. Ma di questa antropofagia la storia non ne sa nulla del tutto. Bambgl., An. Sei., Iac. Dant., Ott., Petr. Dant., Cass., Falso Bocc., ecc., non danno veruna interpretazione del verso, menzionano che Ugolino morì di fame, ma non fanno la menoma allusione alla pretesa antropofagia. - Lan.: « Qui mostra che poscia che furono morti, il digiuno vinse il dolore. » Così nelle due ediz. moderne. Ma parecchi codd. del Lan. hanno: «Qui mostra che poscia che furono morti il digiuno vinse il dolore, ch'elli mangiò d'alcuni di quelli. » - Benv. : « Quasi dicat, quod fames prostravit eum, quem tantus dolor non poterat vincere et interficere. » - Buti: « Poscia il digiuno finì la vita mia, la quale conservava il dolore; e così rende ragione come potee tanto vivere, e dice che ne fu cagione il dolore. » - An. Fior.: « Per che il dolore toglie la voglia del mangiare, puossi dire che il dolore combattè col digiuno; et ancora in altro modo, che appare più vero, può dire il Conte: Il dolore che io avea non mi potè uccidere; ma il digiunare fu quello che m'uccise ; sì che bene potè il digiuno più che il dolore. » - Serrav. : « Ultimo fames potuit plus quam dolor: nani dolor non potuit me occidere, sed fames sic. » - Barg.: « Il digiuno potè più ad uccidermi che il dolore a mantenermi in pianto: ond' io morii.» Così intendono pure Land., Tal., Veli., Dan., Vent., Lomb. ed il più dei moderni. Sulla letteratura relativa a questo verso cfr. De Bat., t, 548 e 737-40. Ferraz., iv, 401 e seg.; v, 367 e seg. La storia della controversia è ritessuta con diligenza da G. Sforza, Dante e i Pisani, 75 e seg. Vedi pure Galanti, Lettere, Serie il, Lett.4 (1882); Blanc, Versuch i, 290-94. Villari, Iprimi due secoli della Storia di Firenze, il, 250.
   Digiuno, dal lat. jejunus, Che non ha preso alcun cibo, Che non ha mangiato da qualche tempo. 1. Poeticam. e in locnz. fig. per Mancante o Scarso di alimenti, Travagliato dalla fame, e simili; Par. xxiv, 109. - 2. Col compimento di cibo o simile, vale Che non si è pasciuto o alimentato di esso, Vuoto o Scusso di quello; Purg. xxxii, 120. - 3. Figuratam. e poeticam., per Desideroso, Bramoso, rispetto a cosa di cui uno non siasi in certo modo saziato abbastanza; Purg. xxi, 39. - 4. E pur figuratam., per Mancante, Privo,