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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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hanno datore, altri, seguiti dal tìiul. e dal Moore, lodatore), -2. Riferito a cose letterarie, e più specialmente poetiche, vale Compositore, Scrittore, Autore; Vit. N. xxv, 16, 36.
Dido, AiSco, oggi comunemente Bidone, nome della regina fenicia, fondatrice di Cartagine. Era figlia di Belo, re di Tiro, e sorella di Pigmalione (Purg. xx, 103), il quale successe al padre nel regno. Secondo Virgilio (Aen. i, 343), seguito da Dante (Inf. v, 62. Par. ix, 98), andò sposa a Sicheo (secondo altri al di lei zio Acerbo, sacerdote di Ercole). Avido delle di lui ricchezze, Pigmalione fece uccidere Sicheo; ma Didone fuggì coi tesori del marito, e, dopo aver errato qua e là, arrivò finalmente al golfo di Utica nell'Africa settentrionale, comprò un tratto di terreno da larba, re di Mauritania (Purg. xxxi, 72) e vi fondò (nell' 888 a. C.), la città di Cartagine. Si uccise per evitare le nozze con larba, e fu venerata dai Cartaginesi come Dea (cfr. Justin., xviii, 4-7). Secondo Virgilio Didone viveva ai tempi di Enea, del quale si innamorò, e, vedendosi da lui abbandonata, si uccise per disperazione (Aen. ìv). E ricordata Inf. v, 61, 85. Purg. vili, 9. Conv. iv, 26, 48. Mon. il, 3, 81 e seg. Cam.: « Così nel mio parlar voglio esser aspro, » v. 36.
Die, dal lat. dies, forma primitiva di Dì, rimasta soltanto nel linguaggio poetico. 1. Dì, Giorno; Par. vii, 112. Conv. ni, 15, 133. -2. E figuratam. Purg. xxx, 103.-3. Di die in die, posto avverbialmente, vale Giorno per giorno, Giornalmente; Par. xvi, 8.
Die, Dici ; Purg. .xxv, 36. Die è forma antica, usata anche in prosa. Cfr. Nannuc., Verbi, 570 e seg.
Dieci, dal lat. decem, anticamente e poeticamente Diece, Add. numerale cardinale indeclinabile; Inf. xvil, 32; xvlll, 9; xix, 110; xxii, 13; xxv, 33; xxix, 118. Purg. xxix, 81; xxxiii, 43. Par. vi, 138; xxvii, 117. Conv. n, 15, 23 e seg. -1. Adoperato nel plur. come a modo di Sost., sottinteso il nome espresso antecedentemente nel discorso, che si rileva dal contesto; Inf. xxv, 33. - 2. In forza di Sost. usato nel numero sing., vale II numero o La somma di dieci, Diecina; Par. vi, 138; xxvil, 117. - 3. E pure in forza di Sost., per La cifra o figura, sia romana sia arabica, che rappresenta il Dieci; Purg. xxxiii, 43. -4. Le dieci corna, Inf. xix, 110, figurano, secondo i più, i dieci comandamenti del decalogo; cfr. corno.-5. Anche i dieci passi, Purg. xxix, 81, figurano secondo il più dei commentatori, i dieci comandamenti, l'osservazione dei quali è necessaria per ottenere i doni dello Spirito Santo. Ma come può una distanza figurare i dieci comandamenti? E perchè dice Dante quanto