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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Den-Denno 539
incita l'uomo a mal fare; ed altresì Ciascuno degli Angeli ribelli cacciati dal cielo insieme con Lucifero; ai quali la fantasia popolare dà figura orribilmente brutta, e gì'immagina come ministri di Lucifero; Inf. xiv, 44; xviii, 35, 64; xxi, 47, 103; xxii, 13; xxiv, 113; xxxiii, 131.-2. Seguendo parecchi Padri della Chiesa, i quali, fondandosi sulle parole di San Paolo, I Cor. x, 20: « Quae immolant gentes, dsemoniis immolant et non Deo, » si avvisarono, non essere stati gli dei pagani altro che demoni, Dante popolò il suo Inferno di divinità pagane, alcune delle quali chiama espressamente demoni; Inf. ili, 109; vi, 32. - 3. E poeticam., per Anima dannata, Dannato; Inf. xxx, 117. - 4. Figuratam. vale Persona fieramente e terribilmente malvagia, ovvero eccessivamente iraconda; Purg. xiv, 118, nel qual luogo Maghinardo Pagano da Susinana, capo della nobile famiglia dei Pagani di Faenza, è chiamato il demonio della medesima. Cfr. Leoncello. - « Pagani, de qua casa est domnus Maghi-nardus de susinana ultimus de domo suo dieta pagani quem vocat demonem ratione sue astutie et sagacitatis; » Cass. -« Quando Ma-ghinardus morietur, quem vocat dffimonem per pulcerrimam me-taphoram. Dtemon enim interpretatur sciens; et est dsemon bonus et malus apud latinos, ut ssepissime patet per Augustinum de Ci-vitate Dei, e per Chalcidium super Timseum Platonis. Iste autem fuit astutissimus et sagacissimus hominum, quales aliqui alii fue-runt in Romandiola, quos ab astutia poeta noster numeravit cum Ulyxe capitulo XXVII Inferni. Sicut enim Eoinandiola habet aliqua ingenia angelica, ita habet aliqua diabolica; » Benv. - « Lo quale l'autore chiama dimonio per la sua iniquità; » Buti. - « Dice l'Aut-tore che egli era della natura del diavolo, che quando piglia et appare in forma umile per ingannare altrui, et quando in maniera aspra et dura per spaventare altrui ; » An. Fior. - « Chiamalo diavolo perchè era molto astuto; » Land.~« Quem vocat Demonem propter immensam eius astuciam; » Tal. - « Mainardo signore d'Imola e di Faenza, cognominato Diavolo;» Veli.-« Mainardo, detto sopra nome, Diavolo; » Dan.
Den, devono; Inf. xxxiii, 7. Purg. xiii, 21. Cfr. dovere.
Denaro e Danaro, dal lat. denarius, propriam. Nome della principal moneta d'argento dei Romani, che da prima valeva dieci assi, e di poi ne valse sedici (= 85 centesimi) ; più tardi fu moneta d'oro, del valore presso a poco di 25 denari d'argento; ne'bassi tempi poi fu moneta di rame, equivalente all'asse. È usato per Moneta in generale; Inf. xxi, 42; xxii, 85.
Demio, devono; Inf. xvi, 118. Cfr. dovere.