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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   ha fatto la lussuria nell'anima, la quale è da sezzo, perchè è l'ultima. » - Veli. : « La colpa ultima, la quale è questa de la carne. » -Dan.: « Il peccato della lussuria, che è il sezzaio, cioè l'ultimo di tutti gli altri. »
   Dati. « La famiglia Dati, abbenchè dell'ordine popolare, era assai potente in Lucca sul volgere del dugento; e vogliono gli scrittori di quella città che ripeta l'alto suo stato da un Giovanni che fu eletto' cardinale dei SS. Sergio e Bacco intorno all'825. La sua maggiore celebrità l'ebbe in Buonturo (Bonaventura), posto da Dante all'Inferno tra i barattieri (Inf. xxi, 41; cfr. Bonturo). Fu costui di professione speziale e capo del partito popolare sul principio del secolo XIV; ebbe moltissima parte nel governo dei Guelfi di quei giorni, e fu anche ambasciatore a Bonifazio Vili. Caduti questi guelfi accaniti col ritorno dei grandi e dei ghibellini, il Dati dovè fuggire, e riparò a Firenze, dove morì. La pietra che cuopriva le sue ceneri trovavasi al tempo di Stefano Rosselli nel sotterraneo di * S. Maria Novella. Quetate le cose di Lucca, tornarono ad abitarvi i discendenti di Buonturo, e vi ebbero tutti gli onori municipali, compreso il Gonfalonierato, anco dopo che la riforma Martiniana gli ebbe ristretti alle sole case magnatizie. Si mantennero ricchi fin oltre la metà del sec. XVI; ma erano ridotti in basso stato allorché si estinsero alla morte di un Piero nel 1655. Convien ritenere che tornando in Lucca mutassero i Dati lo stemma loro, avvegnaché ben diverso lo usarono da quello che trovasi sulla tomba di Buonturo in S. Maria Novella. Bettino Dati, che fu sepolto in S. Masseo di Lucca nel 1430, ha scolpita sul suo sepolcro l'arme sua, composta di un'onda azzurra posta in banda nel campo d'oro.» Lord Vernon, Inf., voi. n, 459 e seg. Cfr. Todeschini, Scritti su D., il, 370 e seg.
   Datore, Verbal. masc. da Dare, dal lat. dator, Chi o Che dà; Conv. i, 8, 40, 41.
   Dàttero, dal lat. dactylus, e questo dal gr. SctxxuXog, Frutto d'una specie di palma, il quale ha una sottil buccia gialla scura e lucente, ed un nocciolo coperto da una polpa dolcissima e buona a mangiarsi. Riprender dattero per fico, trovasi detto ironicamente e in modo proverbiale, per Ricevere meritamente pena gravissima di grave peccato; Inf. xxxiii, 120.
   Davanti, e poeticam. Davante, dalla particella da e avanti, Prima, Innanzi, Alla presenza. Nella Div. Com. questa voce occorre 18 volte, cioè (giova notarlo) in ogni Cantica sei volte; Inf. v, 34;
   34. — Enciclopedia dantesca.