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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
528 Pario-Dassezzo
andare; Inf. xxm, 44. -29. Per Mettersi, Porsi, a fare alcuna cosa; e propriamente con zelo, con diligenza, con amore, con alacrità, o con passione; Inf. xxxiii, 72. - 30. E per Offrirsi, Porgersi, Pre- , starsi, e simili, tale o tale, o per tale o tale; detto di persona, usato anche assolutam., e altresì figuratam.; Purg. xv, 70.
31. Dare, costruito con la prep. Di, reggente il nome della cosa con che si batte o percuote o ferisce, vale Battere, Percuotere, e simili; Purg. xn, 21.-32. E col compimento espresso delle parti della persona percosse comecchessia; Purg. ix, 111.-33. Detto di vento, e riferito a una determinata parte del corpo, vale Spirare, i Soffiare, contro di essa, Toccarla; e riferito a luogo, Soffiarvi o Spirarvi fortemente ; Purg. xxiv, 148. - 34. Reggente un sostantivo, sia mediante l'articolo determinato, e talvolta anche taciuto l'articolo, forma una locuzione equivalente o al verbo proprio di quel sostantivo o ad un verbo congenere ad esso sostantivo ; Par. xii, 64. - L 35. E Reggente un Infinito, mediante la particella A, denota Fare in modo che altri compia l'azione espressa dall'Infinito suddetto; Conv. li, 8, 34. - 36. Dare a morte, vale Uccidere ; Inf. xvill, 90. - I 37. Dar l'essere, vale Fare essere, Far vivere, e simili ; Cam. : « Amor, che nella mente mi ragiona, » v. 27. - 38. Dare, in contratto con un sostantivo, mediante la particella Di, forma una locuzione che equivale al verbo proprio di esso sostantivo o congenere a quel sostantivo; Purg. xvi, 11.
Dario, Aapsfog, figlio di Istaspe, padre di Serse, nato nel 550 a. C., regnò in Persia dal 521 sino alla sua morte, avvenuta nel 485. Cfr. Herodot., hi, 70, 84, 150; iv, 87-120; vi, 102 e seg.; vii, 1. : Plut., Arist., 5. Dante lo ricorda come padre di Serse; Mon. li, 9, 34.
Dassai e D'assai, Di molto, Di gran lunga, A gran pezza; Inf. xxix, 123. Cfr. assai.
Dassezzo e Da sezzo, da ultimo, finalmente. Etimologia incerta; forse dal lat. da sequius, oppure da secius più lento, più tardo), e dalla prep. Da; cfr. Diez, Wórt. il3, 66. Inf. vii, 130. 1 Purg. xxv, 139. In quest'ultimo luogo i più spiegano Dassezzo per , add., come sezzaio = l'ultima piaga, ciò che al Bì. sembra « grani-maticalmente impossibile. » - Lan. : « La settima ed ultima plaga. » -Cass. ; « Ultima litera que denotat ultimum peccatum mortale.» - I Benv. : « Ultimum peccatum, scilicet peccatum luxurise. » - Buti : « Lo peccato de la lussuria, che è l'ultimo de' sette peccati mortali, che piaga l'anima come lo coltello il corpo. »- An. Fior.:« La VII et ultima piaga, ovvero P, che dall'Agnolo gli fu fatto nella fronte. » -Serrav.: « Plaga de sezzo, idest ultima. »- Land. : « La piaga che