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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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nome, secondo la loro proprietà; e però finge l'autore che Adam in questo luogo lo nominasse. » Ma il suo nome il Poeta lo ricevette nel battesimo, non già da Adamo. Petr. Dant. e Land, os- , servano, che era conveniente ad Adamo, padre di tutti gli uomini, di conoscere tutti i suoi discendenti. Ma tutti i Beati conoscono subito Dante, non soltanto Adamo. Cfr. Com. Lips. in, 709 e seg. Moore, Crit., 483-86.
Dante Alighieri, « onorevole e antico cittadino di Firenze, di Porta San Piero » (Vill., ix, 136), nacque a Firenze (Conv. i, 3, 15 e seg. Vulg. El. i, 6, 13 e seg. Inf. xxm, 94 e seg. Purg. xxiv, 79. Par. vi, 53 e seg.; xxv, 5) nell'anno 1265 (cfr. Nascita di D.), e fu battezzato ivi nel Battistero di San Giovanni (Par. xxv, 8 e seg.). , Nacque sotto la costellazione dei Gemini (Par. xxn, 112 e seg.), dunque tra il 18 maggio e il 17 giugno. Rimase privo della madre sin dalla più tenera infanzia (cfr. madre e matrigna di D.), mentre il padre suo Alighiero morì prima del 1283, nel qual anno Dante appare qual suo erede. Ebbe un fratello, o fratellastro, e due sorelle, o sorellastre (cfr. fratellanza di D.). Della sua educazione non si sa nulla di positi vo (cfr. Educazione di D.), mentre il resultato de' suoi studi è lì nelle sue opere (cfr. Studi di I).). Brunetto La- J tini esercitò una influenza di qualche rilievo sullo sviluppo intellettuale e scientifico del Poeta (Inf. xv, 82 e seg.); ma non pare , che gli fosse maestro nel senso proprio di questa voce (cfr. Latini Brunetto).
Sin dal suo nono anno Dante fu preso d'amore per una fanciulla di otto anni, da lui chiamata Beatrice (Vit. N. i e seg.), della quale sembra fosse riamato (cfr. Inf. v, 103). Questo amore, tutto puro e casto (Vit. N. I, 36 e seg.), nobilitò il Poeta, distruggendo in lui le inclinazioni viziose (Vit. N. x, 8 e seg.) e guidandolo all'amor di Dio (Purg. xxxi, 22 e seg.) ed alla carità verso il prossimo (Vit. N. xi, 1 e seg.), onde durante tutto il tempo della vita di Beatrice egli non si scostò dalla verace via (Purg. xxx, 109-23). Morta poi Bea-trice nel giugno del 1290, Dante la pianse oltre un anno ( Vit. N. xxxi-xxxv); quindi incominciò ad invaghirsi di una « Donna gentile » che pietosa lo riguardava (Vit. N. xxxvi e seg. Cfr. Donna gentile); e, dopo molte lotte interne ( Vit. N. xxxix e seg. Conv. , il, 2) consentì finalmente ad esser suo (Conv. il, 2, 11), facendone poi il simbolo della Filosofia (Conv. il, 16, 75 e seg.), allo studio della quale si era dato quasi esclusivamente dopo la morte di Beatrice (Conv. li, 13. Purg. xxx, 124 e seg.), trascurando la sacra dottrina, raffigurata in Beatrice (cfr. Trilogia Dantesca).
Nella sua gioventù Dante si esercitò nelle armi in servizio della patria (cfr. Campaldino, Caprona), e prese poi parte al governo