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a cura di Federico Adamoli Aderisci al progetto!
nelle Gallie Augusto ed Imperatore il 25 luglio dell'anno 306. Nelle guerre civili degli anni seguenti gli riuscì, non sempre per vie troppo oneste e leali, di impadronirsi dell'intiero impero romano. Favorì il cristianesimo ed i cristiani, indottovi da motivi piuttosto politici che religiosi, ma non si fece battezzare che nel 337, essendo già in punto di morte. Ciò nonostante si immischiò dal 314 in poi nelle dispute teologiche del tempo, onde lo si considera a ragione per il padre del Cesareopapismo. Trasferì nel 330 la sede dell'impero da Roma a Costantinopoli. Morì a Nicomedia il 22 maggio del 337. Cfr. Euseb., Hist. eccles. (ed. Schwegler, Tubing., 1852), lib. ix e x. Eluso., De vita Constant, libò. IV (ed. Heinichen, 2a ediz., Lips., 1869). Eiusd., De laudibus Constant, in Tzschirner, Opusc. acad., p. 233 e seg. Manso, Leben Constantins des Grossen, Breslavia, 1817. Bukkiiaiìdt, Die Zeit Constantins des Grossen, 2a ediz., Lips., 1880. Nel medio evo si favoleggiava che Silvestro I, papa dal 314 al 335, liberasse con sue preghiere Costantino dalla lebbra, e che in ricompensa Costantino gli cedesse il dominio temporale di Roma, dell'Italia e di alcune isole del Mediterraneo. Cfr. Constantini M. Imp. Donatio Sylvestro Papa; Rom. ; Typis Got-thardi Vcegelini (s. 1. et a.; la dedica è datata del 1° marzo 1610). La prima e più antica menzione della favola si trova in una lettera di papa Adriano I a Carlo Magno del 778. Questa famosa Donatio Constantini fu riconosciuta apocrifa sin dal 1433 da Niccolò Cusano, e provata falsa da Lorenzo Valla nella sua celebre Declamano de falso eredita et ementita Constantini donatione, scritta nel 1440. Cfr. Doellinger, Die Papst-Fabeln des Mittelalters, 1863, p. 52 e seg. Con tutti i suoi contemporanei Dante prestava fede alla favola, onde vi accenna più volte; Inf. xix, 115; xxvii, 94. Purg. xxxii, 124 e seg. Par. vi, 1 ; xx, 55 e seg. De Mon. n, 12; ni, 10,12. ![]() |