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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Codici Danteschi
   2. Attribuita ad esseri mitologici e mostruosi, quali Minosse e Ge-rione; Inf. v, 11; xvu, 1, 9, 25, 84, 103; xxvii, 125. - 3. A coda di bestia, col verbo Trarre, vale Attaccato e pendente di dietro alla bestia; Purg. xxiv, 83.
   Codici danteschi. Pel corso di un secolo e mezzo le opere di Dante non si divulgarono che mediante libri manoscritti o testi a penna. Questi libri manoscritti, chiamati ordinariamente Codici, sono della massima importanza per la costruzione del testo possibilmente genuino delle opere del Poeta, tanto più, che le edizioni antiche non rappresentano in generale che la lezione di un solo codice scelto a caso, e le moderne o sono ricorrette su pochi codici, o non offrono che una scelta più o meno copiosa di varianti tratte da un numero più o meno grande di testi a penna. Cfr. Edizioni, Testo.
   1. Codici della Div. Comm. Il loro numero è da sei a sette cento. Il De Batines ne annoverava 537, ma parecchi gli rimasero sconosciuti. Il Carducci (Studi lett., 249) dice che se ne annoverano 510; il Negroni (Sul testo della Div. Com., 7) osserva che « stando ad alcuni de' più recenti, e anche più autorevoli Dantisti, il numero de' codici oltrepasserebbe i settecento; ma pur volendo evitare ogni pericolo di errore, e far calcolo solamente di quelli de' quali si ha notizia sicura, i codici sono oltre a seicento.» I più antichi risalgouo al terzo decenuio del Trecento. L'autografo è sventuratamente perduto ; pare che nessuno dei commentatori del Trecento, tranne forse Petr. Dant. lo vedesse mai. Il valore dei codd. è assai diverso secondo la loro età e bontà. È chiaro che pochissimi sono i primitivi o capostipiti, i più copie e copie di copie. La genealogia dei codd. non è ancora fatta. Celebri sono il Landiano del 1336, il Trivulziano del 1337, il Gaddiano del 1347 ed altri. Il Witte scelse come i quattro più autorevoli sui quali fondò la sua edizione critica il Santa Croce, il Vaticano, il Berlinese e il Cae-tani (De Bat., n. 1, 319, 525 e 375). Tra i pochi codd. editi primeggiano il Vaticano edito da Aloisio FAntoni : La Div. Com. di D. Al. manoscritta da Boccaccio. Boveta, negli occhi santi di Bice, MDCCCXX; - Il cod. Cassinese della D. C. per la prima volta letteralmente messo a stampa per cura dei monaci Benedettini della Badia di Monte Cassino. Tipografia di Monte Cassino, 1865 ; - Il Paradiso, riproduzione del così detto Quinterno attribuito al Petrarca nell'opera: I Manoscritti Palatini di Firenze, ordinati da F. Palermo, voi. n, p. 557 e seg. - Descrizioni di codici : De Batines, Bibliografia Dantesca, n, 1-277. R. Fulin, I codd. Veneti della D. C., Venezia, 1865. E. Moore, Criticism, 511-691. A. Fiammazzo, I codd. Friulani della D. C., Cividale e