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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
388 Clemenza
Dante lo menziona senza nominarlo; lo accusa di simonia e di altri delitti, Inf. xix, 82 e seg. Purg. xxxii, 148 e seg.; gli rinfaccia l'inganno fatto ad Arrigo VII, Par. xvn, 82; inveisce contro di lui per bocca di S. Pietro; Par. xxvii,'58 e seg., e per bocca di Beatrice, Par. xxx, 142 e seg.
Clemenza, nominata Par. ix, 1:« Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza. » I commentatori non vanno d'accordo in merito a questa donna, tanto più perchè Clemenza si chiamava la moglie di Carlo Martello, figlia di Rodolfo I d'Asburgo, la quale sopravvisse sei anni al marito e morì nel 1301,-e Clemenza chiamavasi pure la figlia di Carlo Martello, moglie di Luigi X re di Francia, la quale nel 1328 viveva ancora; cfr. Vili., x, 106. Apostrofa Dante la vedova o la figlia? Di settantasei espositori consultati, cinque non danno veruna risposta (Gioberti, Mart., Febrer, Filai., P. A. Fior.). Due dicono spropositatamente che il Poeta volge la parola alla madre di Carlo Martello, la quale non si chiamava Clemenza, anzi Maria d'Ungheria, morta nel 1323 (Ott., Bartsch). Ventisei si avvisano che Dante parli alla moglie, cioè alla vedova di Carlo Martello, Petr. Dant., Falso Bocc., Benv. [« dirigens sermonem ad Clementiam uxorem Caroli »], Serrav., Tal., Frat., Greg., Bennas., Cam., Frane., Cappe!., Tode-schini [i, 205 e seg.], De Gub., Poi., Guseclc, Bl. [nella sua traduzione], Witte, Eitner, Notter, Krigar, Franche, Hasenclever, Gil-demeister, Longf., Plumpt., van Mijnden). Quaranta espositori credono invece che Dante parli alla figlia di Carlo Martello (Lan., Cass., Buti, An. Fior., Land., Veli., Dol., Dan., Voi., Vent., Lqmb., De j Bom., Port., Pogg., Biag., Ed. dell'Anc., Costa, Arrivabene (Sec. di IJ., 177 e seg.), Ed. Pad., Ces., Wagn., Bettoni, Borghi, Br. B., Brunet., Andr., Triss., Bocci, Campi, Com., D'Aquino, Kanneg., Streclif., Kop., v. Hoff., Aroux, Briz., Batisb., V. Botta, Sanjuan). Tre non sanno decidersi (Tom., Ronchetti e il Bl. nel vocab.), pen-l dendo però tutti e tre piuttosto per la figlia. Veramente pare che» la questione non si possa mai decidere definitivamente. Tuo può ! ben dirsi anche ad una figlia; ma Carlo tuo, bella Clemenza è tale'; espressione, che a moglie si riferisce assai bene, a figlia assai male;1 anzi scanserebbe appena la taccia di ridicolo chi, volgendo la pa- M rola ad una figlia, si esprimesse in tal modo. Ci voleva poco a seri-,1 vere: Da poi che'l padre tuo, bella Clemenza. Però, se Dante I parla alla moglie, perchè dice egli v. 3 la sua semenza, invece di • dire vostra semenza ? E come poteva Dante, dettando il Par., voi- I gere la parola alla vedova di Carlo Martello, morta sin dal 1301? I È ben vero che la data fittizia della visione è il 1300, e se il Poeta avesse messo quell' apostrofe in bocca ad uno spirito beato, o l'avesse